Public Speaking, diritto e opportunità di un messaggio efficace – Intervista del Messaggero

Capacità di lavorare in gruppo, sapersi adattare al contesto, prendere decisioni. Oggi le doti personali sembrano contare di più di una laurea. Almeno in sede di colloquio. Il duello tra soft skills vs technical skills è sempre aperto. Competizione che si gioca anche nel campo del saper comunicare. Talento o un’arte da imparare? È Andrea Di Martino Mental Coach & Emotional Trainer a spiegarci perché il public speaking sia un’opportunità.

Si tratta dell’opportunità di essere notati. Di avere una chance. Imparare a parlare in pubblico, perché si tratta di un’arte da apprendere e di conseguenza da dover esercitare, si traduce nell’opportunità di essere se stessi. Permette di non essere impacciati, di non adottare un atteggiamento “di circostanza”. Soprattutto, se vogliamo rimanere nel campo delle skills, il public speaking traduce le nostre personali theoretical e technical skills permettendoci quindi di trasmettere la nostra conoscenza attraverso un messaggio ad alto impatto ed efficacia.

Tutti del resto parliamo in pubblico. Qualcuno ad un pubblico. Tra gli aspetti più complessi il catturare l’attenzione. Quali accorgimenti possiamo utilizzare?

Oggi abbiamo a che fare con un pubblico multi collegato. Del resto all’interno dei nostri device si nasconde un mondo di costanti interazioni. L’oratore ha quindi il compito di dover portare un messaggio più importante, e in modo più accattivante, tanto da farci dimenticare dei dispositivi. “Cosa dico”, “come lo dico”, “cosa faccio mentre lo dico” sono parte integrante del generare attenzione. Le occasioni di comunicare sono difatti passate dal One to One al One to many e tra le condizioni di partenza l’unicità letta come autenticità. Tutto è vincente se fatto con autenticità, anche un discorso. Non dobbiamo smettere di indossare i nostri panni nell’affrontare un discorso, sembrerebbe surreale, finto e di conseguenza poco incisivo. Ci limiteremmo a parlare e non a comunicare, che dobbiamo ricordarci vuol dire mettere in comune un messaggio.

Aspetto da non trascurare quello emozionale quindi…

Assolutamente. Il public speaking ci permette proprio questo. Capire quando l’emozione sta arrivando, imparare a riconoscerla e a saperla gestire. Durante uno speech possono capitare imprevisti di qualsiasi natura: dal sopraggiungere di un ricordo che altera il nostro stato d’animo a problemi tecnici di luci e microfoni o un rumore esterno che distoglie l’attenzione dell’uditorio. Ecco imparare a incorporare nel discorso questi imprevisti, rendendoli parte del nostro speech, attribuisce immediatamente al nostro discorso autenticità, immediatezza, unicità e riporta il pubblico a concentrarsi sul messaggio del parlante.

Parliamo in pubblico per inviare dei messaggi. Possiamo parlare quindi di “parlante come artista esecutore”?

Un po’ come il pittore gioca con i colori per creare un quadro, l’oratore ha a disposizione le parole per inviare un messaggio. Di più, detiene l’abilità di poter coinvolgere tutti i sensi del proprio pubblico grazie all’attenzione e alla cura con cui sceglie le proprie parole. Ecco che un’espressione “asettica” e burocratica può essere trasformata in una comunicazione potente e multisensoriale. Esiste poi una parte del messaggio che inevitabilmente arriva da una comunicazione para verbale e non verbale. E quindi caratterizzata da gesti, postura, espressioni facciali, orientamento del corpo, distanza interpersonale, tono e ritmo della voce, che inevitabilmente entrano a far parte del messaggio stesso.

Domenica 29 Gennaio 2017 – Ultimo aggiornamento: 20:51

Fonte: www.ilmessaggero.it


CONTATTI

Compila il form. Ponimi domande. Chiedimi informazioni, ma soprattutto cosa posso fare per te !



Dichiaro di aver letto e accettato i termini della Web e Cookie Privacy policy