Ogni tanto, periodicamente, l’alberello della lingua italiana si ritrova improvvisamente con alcune foglioline in più; molte si sono formate naturalmente, altre le troviamo appiccicate ai suoi rametti come se qualcuno le avesse incollate nel cuore della notte con un po’ di nastro adesivo.

Alcune di queste foglioline spariranno al primo soffio di vento, altre resisteranno ed entreranno a far parte a tutti gli effetti della vita dell’alberello. Quando poi anche loro cadranno dopo aver pacificamente terminato il loro percorso vitale verranno assorbite dal terreno sottostante, trasformandosi in fertilizzante naturale e, magari, contribuendo così alla nascita di altre piante ad alberelli.

Mental coach. Questo termine ormai è una fogliolina che non sembra avere alcuna voglia di staccarsi dal suo rametto e anche se non è nata in Italia, ormai fa parte del vocabolario quotidiano anche di chi mastica poco l’inglese.

Dopo un’iniziale sorpresa mista a curiosità, devo dire che sono rimasto piacevolmente colpito dall’uso tambureggiante di questo termine perché è la dimostrazione di come ci sia una grande curiosità intorno alla sua natura e, contemporaneamente, una certa smania di intraprendere questo percorso e, perché no, questa carriera.

Magari è un desiderio che hai anche tu, chi può dirlo?

A fine anni ’80 e inizio anni ’90 mi capitava spesso, anzi, era la regola, di incontrare nei fine settimana persone che durante i giorni feriali si occupavano di tutt’altro e il sabato e la domenica si dedicavano a corsi  di Mnemotecniche,  Lettura Veloce e Mappe Mentali.

Scherzosamente pensavo a loro come a dei Paperino in carne e ossa, che per cinque giorni alla settimana avevano a che fare con Zio Paperone, Paperina e i loro nipotini mentre il week end si trasformavano in Paperinik!

Era un pensiero affettuoso perché riguardava anche me: lo facevo anche io quando insegnavo nelle scuole Scienze Matematiche Fisiche e Naturali, oppure quando facevo l’agente immobiliare; è normale che ci si avvicini a questo mondo facendo anche altro.

Però ad un certo punto bisogna distinguere l’appassionato o l’amatore dal professionista. E il professionista lo identifichi subito da una caratteristica molto semplice: il mental coaching è la sua unica attività lavorativa.

Il momento di recidere tutte le stradine secondarie per dirigermi deciso lungo l’unica strada che volevo davvero percorrere, per me è arrivato nel giugno del 1994.

Una scelta azzardata, apparentemente poco intelligente visto che in quel momento le stradine secondarie erano quelle più comode ed economicamente più remunerative.

Ma quando la tua voce interiore smette di sussurrare e inizia ad urlare non puoi metterti le mani sulle orecchie per zittirla o rischi di cadere lungo la via: devi ascoltarla, afferrare bene il manubrio con tutte e due le mani e indirizzare la tua bicicletta lungo quella via che è solo tua.

Guardandomi indietro devo dire che quella bicicletta ne ha fatta di strada e mi ha portato ad essere il primo in Italia ad essere “investito” di questo titolo, quando nel 2005 durante la Louis Vuitton Cup, divenni ufficialmente mental coach, per un’intuizione di Roberto Ferrarese e  con tutto l’eco  mediatico portato dalla famosa manifestazione velica America’s Cup 2007.

Ripenso con molto affetto a quei momenti tra il 1989 e il 1994  quando anche io mi trasformavo in Paperinik e insegnavo ad essere migliore nella memoria, per poi abbandonare definitivamente i vestiti “borghesi” per lavorare a tempo pieno sulla mente, le emozioni, il corpo e la spiritualità, anche se quest’ultima parola va pronunciata con un filo di voce… ma ci arriviamo tra un attimo.

Per spiegartela voglio prima parlarti brevemente delle altre aree, in modo da farti comprendere ciò che intendo io per spiritualità in questo campo.

La parte fisica è curare l’esercizio, l’alimentazione, il controllo dello stress, gestire anche la parte economica, come dice Stephen Covey.

La parte mentale è leggere, visualizzare, pianificare, scrivere, identificare i propri valori, la propria Vision e Mission.

La parte emozionale è il servizio che do agli altri, l’empatia, la sinergia, la sicurezza interiore, le emozioni dentro di me e quelle dentro gli altri.

Ecco perciò che la spiritualità è qui intesa come impegno personale, studio, meditazione, connessione con qualcosa di più grande ed eterno non necessariamente nell’accezione religiosa, ma una modalità speciale che ci fa sentire connessi con la Natura e con tutte le sue infinite manifestazioni.

I mental coach stanno spuntando come funghi, ormai in moltissimi si autodefiniscono in questo modo sulla base di non si sa bene cosa, millantando competenze e conoscenze che non hanno, oppure gonfi nel petto per essere certificati in uno degli ormai numerosi “certificatorifici” presenti ovunque.

Da professionista di lungo corso storco un po’ il naso, ma Mentalcoach.it deve accogliere questa tendenza e cercare di canalizzare l’interesse positivo verso questo mondo provando ad offrire la sua esperienza a chi davvero vuole intraprendere questo percorso.

Per questo motivo ho pensato di mettere a disposizione per te, se lo vorrai, un cofanetto di segreti per avviare questa professione in modo serio.

Non sono qui a proporti una scuola, per poi inorgoglirti di un altro certificato, che poi nella vita reale ben pochi richiedono, ma  voglio proporti una serie di consulenze personalizzate e soprattutto come amiamo dire sartoriali, cucite su misura sulla tua persona. Le metto a tua disposizione se vuoi intraprendere questa professione, ma anche se vuoi semplicemente diventare il mental coach di te stesso. Nessun pacchetto standard preconfezionato: è tutto su misura per te, per dirti quali siano gli strumenti da avere nella tua cassettina degli attrezzi per essere una persona di successo; un successo, come ci insegna Six Seconds, inteso nella propria efficacia personale, nelle proprie relazioni, nelle proprie qualità di vita, nel proprio benessere.

E le tue occasioni di crescita non finiscono qui: oltre agli Eq Café che svolgo in qualità di Network Leader e in forma volontaria senza nessun ritorno  economico  c’è anche questa nuova iniziativa di Group Coaching, esperienze uniche  che servono a farti fermare e riflettere sul tuo sviluppo e sul tuo miglioramento personale, insieme ad altre persone che evolvono insieme a Te e creano di volta in volta delle sessioni uniche, tipiche dell’ambiente del coaching ben diverso da quello del training.

MentalCoach.it nasce ai tempi dell’America’s Cup tra il 2005 e il 2007, e quando pronunciavamo la parola “mental coach” alcuni facevano una risatina. GroupCoaching.it nasce ufficialmente nel 2024, anno in cui festeggerò a giugno 30 anni dedicati a questa sola professione. Pensa al MentalCoach sempre più in un rapporto 1 to 1 e al Group Coaching ad una modalità interattiva in gruppo figlia anche delle capacità dell’ Emotional Trainer. Ancora in fondo mi chiamano così durante le presentazioni sul palco: Andrea Di Martino, Mental Coach & Emotional Trainer.

Ti segnalo anche  con passione la mostra 👉Emotion nel chiostro del Bramante a Roma, dove nell’audioguida sono presenti degli elementi di mental coaching della bravissima Nicoletta Romanazzi che probabilmente ha dato la maggiore diffusione al nome mental coach non solo per la sua bravura, ma anche per il pubblico riconoscimento che le ha tributato Jacobs dopo la sua vittoria alle Olimpiadi.

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E allora, il 2024 è qui: sei pronto a diventare, in un modo o nell’altro,  anche tu mental coach?


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