E’ già febbraio…Le luci e i suoni di Natale, quest’anno sono stati più ovattati rispetto al solito, con le tavolate ridotte e gli auguri scambiati a distanza. Una situazione che potrebbe averci immalinconito, e forse un po’ lo ha fatto, ma Natale resta pur sempre sinonimo di gioia, di vita.

Ed in questo articolo voglio celebrare proprio la vita, e voglio celebrarla in tutto il suo percorso: nella gioia della nascita e nel rispetto della morte, che è un momento di passaggio altrettanto forte e, come tale, merita di essere onorato con lo stesso riguardo.

Celebriamo la vita che nasce e celebriamo il suo continuo divenire, quello di una Fenice che risorge ogni mattina dalle ceneri del sonno, quando riprende forza e lucidità dopo ore di totale incoscienza in cui ha vagato inconsapevolmente tra sogni, speranze, a volte paure.

Quest’anno credo che sia necessario ed utile celebrare la vita con più entusiasmo del solito per riequilibrare la bilancia, in un momento in cui la morte fa pendere l’ago dalla sua parte, anche grazie ad una spettacolarizzazione che poco ha a che fare con la giusta informazione.

 

Da dove possiamo cominciare?

 

Nel mondo di “Six Seconds” c’è una parte che si chiama “valorizza i risultati”. Un difetto che abbiamo in molti è quello di non dare, molto spesso, il giusto valore ai piccoli grandi risultati. Li vediamo ma non gli diamo peso. Invece di accendere un riflettore e concedere loro il giusto riconoscimento, come si fa con le stelle del cinema che passeggiano sul red carpet travolte da applausi e flash dei fotografi, li guardiamo con sufficienza, con gli occhi di un critico cinematografico acido, ormai annoiato anche dalle interpretazioni più entusiasmanti.

Quando ci accorgiamo di avere gli occhi stanchi, annebbiati dalle lacrime perché siamo focalizzati solo su ciò che abbiamo perso, sui traguardi non raggiunti, su quello che non abbiamo fatto… ecco, questo è il momento di svitare la boccetta del collirio e versare qualche goccia in modo da riequilibrare il movimento oculare, pulire gli occhi dalle lacrime e guardare anche e soprattutto i piccoli grandi successi quotidiani. La bellezza del mondo.

Mi viene in mente un verso di una canzone di George Harrison, “Isn’t it a pity?”, che recita:

 

“… e per via di quelle lacrime , i loro occhi non possono più sperare di vedere la bellezza che li circonda.”

 

La speranza di vedere la bellezza che ci circonda noi ce l’abbiamo e possiamo ritrovarla. Alcuni anni fa ho sposato il messaggio di un formatore secondo cui il 98% della tua vita va meravigliosamente bene. Il 98%. E non mi riferisco alla vita del calciatore miliardario o della top model super pagata. Mi riferisco alla tua vita.

Lo so che può sembrarti una follia, una percentuale sconsiderata, ma per capire ed apprezzare questo concetto bisogna fare una distinzione tra “vita” e “situazione esistenziale”, come ci suggerisce Eckhart Tolle ne “Il potere di adesso”.

Se io ti chiedo come va la tua vita adesso, in questo preciso momento, ora che stai leggendo questo articolo, o domani, quando lo starai ascoltando nella versione podcast, tu puoi tranquillamente affermare, e puoi farlo con certezza, che va tutto bene. Adesso. In questo momento. Lascia stare il “prima” e il “dopo”. Adesso.

La vita che vorrei che si celebrasse in questo periodo è a 360°. Celebriamola attraverso l’inizio di qualunque cosa, a patto che sia per il bene tuo e di chi ti sta accanto. Che sia una pianta, un bimbo, un progetto… Qualunque cosa che, nascendo, ti faccia stare bene e riporti in equilibrio la bilancia.

Con questo non voglio che il concetto della morte venga accantonato, che venga nascosto sotto al tappeto per far finta che non esista. Vorrei soltanto che gli venisse dato il giusto peso, che non causi lo sbilanciamento dalla sua parte. Ricordiamoci che esiste la vita ed esiste la morte. E dopo la morte non abbiamo certezza scientifica di cosa troveremo, ma mi piace inforcare gli occhiali da professore e ripetere la Legge della conservazione della massa, quando afferma che in chimica “nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma.”

Queste foglie che vedo ora davanti a me saranno forse parte delle ciliegie che assaggerò a giugno. Quelle altre foglie lì in fondo magari diventeranno castagne. Scompariranno ai nostri occhi, ma non si distruggeranno così come non sono state create. Si trasformeranno.

E lo stesso vale per le persone. Penso a mio padre, alla sua camminata che continua ad esistere nel mio modo di camminare. Ai suoi lineamenti, che continuano a vivere sul mio viso, ricalcandoli come una carezza che ormai posso solo ricordare.

Ma non è solo questione di DNA. Mio zio Giancarlo mi fa sentire la sua presenza ogni volta che parcheggio in retromarcia, e la sua voce risuona viva dentro di me come quando mi ha insegnato questa manovra. Come le raccomandazioni di mia nonna, ogni volta che mi allaccio la cintura di sicurezza. Ma ci sono anche lasciti più grandi, perché possono essere trasmessi e rivivere in persone lontane. Penso ancora a mio padre e a tutti i grandi artisti come lui, che hanno la forza di essere ancora vivi attraverso le loro opere, che comunicano attraverso la loro Arte parlando la lingua della meraviglia che colpisce chi fruisce dei loro lavori.

Questo vale per me, per te, per tutti. Tutti noi custodiamo dei frammenti di vita altrui, di persone a noi care che ora non ci sono più, o di sconosciuti che ci hanno “contaminato” attraverso la loro vita, le loro opere. Ed è questo che dobbiamo celebrare: la vita che continua nonostante i piccoli grandi drammi quotidiani, la vita che abbiamo vissuto e che viviamo ogni giorno e che può essere sempre e comunque un’occasione di festa.

 

Per questo motivo il 31 dicembre, con la mia famiglia, abbiamo celebrato la vita con un veglione virtuale, quando 100 ospiti hanno riempito la nostra residenza in Toscana con il loro calore e la loro presenza. E non importa se è stato solo attraverso una webcam, ciò che conta è che, nonostante tutto, abbiamo avuto voglia di brindare alla nostra esistenza.

 

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Ti aspettiamo

Andrea

 

 

 

 

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