In questo periodo, l’argomento “vaccino” è il trending topic del momento.

Anche io, tempo fa, ho parlato di un formidabile vaccino che non ha bisogno di sperimentazione e i cui effetti sono esclusivamente benefici (clicca qui, per scoprire quale)

Oggi, come una casa farmaceutica agguerrita ma molto meno avida, te ne voglio proporre un altro sotto forma di dono.

Natale è alle nostre spalle da un po’, ma facciamo un gioco ed usiamo la nostra immaginazione per fare un piccolo salto indietro ed immaginiamo il nostro albero ancora addobbato, i regali sono già stati aperti ad eccezione di uno: è il mio.

Però non avere fretta di aprirlo, non correre subito alla fine dell’articolo per strappare via la carta: ci ho messo tanta cura e tanto amore per confezionarlo, quindi aprilo lentamente leggendo con calma questo pezzo: a fine lettura ti renderai conto che era un regalo di cui avevi davvero bisogno.

Devo essere sincero… In realtà, il regalo che ti sto facendo non l’ho comprato. No, non l’ho nemmeno riciclato come si fa con i doni che non ci piacciono e di cui non sappiamo cosa fare. Non aver paura, non è il terrificante maglione con le renne che stai temendo!

Il mio regalo lo avevi già, lo abbiamo già tutti, solo che, spesso, ci dimentichiamo di averlo ed è un vero peccato perché, se riconosciuto e valorizzato come merita, diventa un motivo potente per essere felici.

 

“L’uomo passa la prima metà della sua vita a rovinarsi la salute e la seconda metà alla ricerca di guarire.”

 

Leonardo Da Vinci, tra un capolavoro e l’altro, ci ha lasciato questo pensiero che più di 500 anni dopo è stato ripreso e sviluppato dal Dalai Lama:

 

“Quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell’Occidente è che perdono la salute per fare i soldi e poi perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere né il presente né il futuro. Vivono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto.”

Questo concetto quasi banale per la sua semplicità, è in realtà di una potenza dirompente. La sua forza sta nella precisione, nell’aver centrato il punto. È come quando si riesce a far esplodere in mille pezzi un vetro molto solido esercitando solo una piccola pressione sul punto di rottura.

È una lampadina che improvvisamente si accende in una stanza buia in cui credevi che ci fossero soltanto muri e che invece trovi piena di porte chiuse, di porte che, se aperte, ti possono condurre verso una consapevolezza maggiore.

Di porte ce ne sono tante e in questo articolo voglio aprirne una insieme a te. La porta che voglio aprire con te conduce alla considerazione che noi non siamo la nostra mente; la mente è una complessità di pensieri ed emozioni, complessità dovuta ad una centralina potente chiamata cervello. Siamo esseri pensanti, ma quello che pensiamo non corrisponde al nostro essere.

La mente è un luogo meraviglioso, non basterebbe tutto l’inchiostro del mondo per descriverne la bellezza e le potenzialità. Ed è anche un’amante dei viaggi: se fosse una persona avrebbe sempre la valigia pronta!

Secondo alcuni studi, infatti, la mente è in grado di essere facilmente in due posti: nel passato e nel futuro. Nel passato può navigare sulle onde dei ricordi, rivivendo immagini e sensazioni già provate; nel futuro può viaggiare lanciandosi nel vuoto, immaginando e ipotizzando come sarà il suo atterraggio. Il luogo in cui non è predisposta ad essere è proprio il presente.

Guardo la sezione di un tronco utilizzato per una staccionata e trovo lo spunto per un esempio calzante: il tronco è tagliato, quindi non ha un suo futuro di crescita; però il suo passato è ben visibile, lo posso leggere negli anelli interni che lo decorano e che rappresentano la sua memoria. Da questo database posso ricavare tantissime informazioni: non solo l’età, ma anche se l’albero è stato tagliato, se è stato colpito da malattie o incendi, se ha vissuto periodi di siccità.

Lo stesso vale per noi: abbiamo milioni di informazioni passate, e siamo bravi a guardarci indietro, a portare la mente dove siamo stati. Sappiamo rivolgerla anche al futuro ma, questa operazione, come l’operazione opposta, va fatta con attenzione, perché un errore di manovra influenzerà negativamente il nostro stato d’animo e l’atterraggio potrebbe essere doloroso: preoccuparsi di qualcosa che non è ancora accaduto, infatti, non fa altro che trasportarci in una zona di disagio e la stessa cosa accade se proviamo eccessivi e ripetuti rimpianti su avvenimenti del passato, su cui non abbiamo più influenza. E, come ti ho già detto in questo articolo (“Le sfere di influenza“), dobbiamo concentrarci solo dove possiamo davvero fare la differenza.

Come faccio, allora, ad essere presente? Come posso fermare questo ping pong della mia mente tra passato e futuro? Alzo la rete e blocco la pallina con un’azione semplicissima, che puoi fare anche tu adesso, mentre stai leggendo: rilassati e fai tre respiri.

Uno.

Due.

Tre.

Sono solo pochi secondi, ma sono secondi che stai vivendo nel presente lasciando nel passato i ricordi e nel futuro ciò che ancora non è accaduto. Dietro di te un quadro già concluso e incorniciato, davanti a te una tela bianca. Respira, vivi il presente e ti ritroverai in mano una tavolozza pronta ad essere utilizzata!

A questo punto avrai certamente notato che alla fine dell’articolo mancano solo poche righe e ti starai sicuramente chiedendo dove sia e quale sia il dono di cui avevo parlato ad inizio lettura.

Ti rispondo con questa frase del maestro Oogway di Kung-Fu Panda e che ho voluto inserire anche nel mio audioform (clicca qui per scaricare) perché credo che dica davvero tutto:

“Ieri è storia. Domani è un mistero, ma oggi è un dono, per questo si chiama presente.”

 

Se vuoi scoprire come puoi creare il tuo capolavoro partendo dai colori che hai, puoi partecipare al nostro prossimo webinar gratuito dal titolo “L’Arte di Gestire il Tempo – Priorità, valori e aree di vita”.

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Ti aspettiamo

 

Andrea

 

 

 

 

 

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