Mettendo un po’ di ordine tra le tante cartelle che si ramificano sul desktop del mio computer come tante radici digitali della mia vita professionale, mi sono imbattuto in un video di qualche anno fa.

Non voglio riprendere ancora una volta il tema dell’ordine e del disordine, l’ho già fatto in un articolo di maggio e se l’argomento ti interessa puoi andarlo a rileggere qui.

In questo breve video sono a Milano, nel 2016 per la precisione, e sto facendo la mia solita corsetta in un bel parco della città, in uno spruzzo di verde che, coraggioso come un domatore di leoni, riesce ancora a tenere a distanza con sedia e frusta gli artigli del cemento. Guardando scorrere le immagini, il primo pensiero che mi è venuto in mente, istintivo, brutale quasi per la rapidità con cui si è palesato, è stato: “nessuno indossa la mascherina”.

Il secondo pensiero, altrettanto istintivo ma che, a differenza del primo, mi ha strappato un sorriso, riguarda il mio fisico che all’epoca era un po’ più asciutto di adesso.

Facendo queste due osservazioni, subito mi è venuto in mente il celebre aforisma attribuito ad Eraclito, italianizzato in “Panta rei”: tutto scorre. Se oggi Andrea andasse a correre in quello stesso parco, vestendo gli stessi abiti, percorrendo lo stesso identico tragitto, ascoltando la stessa identica musica, cercando di copiare ogni piccolo particolare, non potrebbe comunque mai e poi mai rivivere quello stesso momento perché tutto sarebbe diverso, sia dentro, sia intorno a lui.

 

Con queste osservazioni ho operato due comparazioni: la prima, quasi involontaria per la velocità con cui è stata eseguita dal mio cervello, tra la situazione generale dell’epoca e quella attuale, e di come nel 2016 non esistessero mascherine, distanze sociali e Dpcm che regolassero la nostra normale vita quotidiana. La seconda, più simpatica e personale, è stata la comparazione che ho fatto tra l’Andrea del 2016 e l’Andrea che sta scrivendo in questo momento. Una comparazione fisica che mi ha dato lo spunto per questo articolo, in cui voglio parlare proprio di confronti con il passato, del dov’eri e del dove sei.

La cosa buffa, la coincidenza, è che percorrendo i minuti di questo video, mi sono accorto che  all’epoca stavo parlando proprio di comparazioni! Mi sono ritrovato, quindi, in una specie di matrioska temporale in cui l’Andrea del 2021 si è confrontato con l’Andrea del 2016 che si stava a suo tempo confrontando con l’Andrea di un anno prima.

 

Nel video, infatti, parlavo proprio di questo: di “comparison”, come dicono gli inglesi. La comparazione. Si tratta di un esercizio estremamente semplice e che nella formazione sarebbe bene fare periodicamente ma, che in realtà e purtroppo, pochi fanno.

Confrontare il punto di partenza e il punto in cui mi trovo attualmente per trarre delle conclusioni e verificare quali siano i checkpoint che ho raggiunto e quelli che ho ancora davanti a me. Confrontare il momento in cui mi trovo ora con quello in cui ho deciso di migliorare la mia mente, il mio cuore, le mie emozioni, il mio corpo, la mia anima.

Guardare indietro o guardare avanti può sembrare forse inutile o, almeno, un esercizio a cui dedicare poco tempo; il passato non c’è più e il futuro non c’è ancora, ma ogni tanto è utile imitare  le aziende o le multinazionali e fare un po’ di analisi. Fermarsi un momento, premere il pulsante PAUSA della nostra vita e chiedersi: “Com’era Andrea quando ha girato questo video? Com’era un anno fa? E tu, com’eri?”

Stiamo percorrendo insieme la lunga scalinata della vita e la sensazione che abbiamo, col passare degli anni, è che alla fine si stia salendo sempre in alto, anche se a volte ci si ferma a prendere un po’ di fiato. E se, invece, ci trovassimo all’interno di “Relativity”, la famosa stampa litografica di Escher in cui il salire le scale è solo una pura illusione? Come potremmo orientarci?

Il consiglio del mental coach, la bussola che può indicarti la via giusta verso l’alto è a portata di mano. Immagina davanti a te due fotografie, due screenshot del tuo percorso: nella prima foto ci sei tu un anno fa, quando hai deciso di iniziare a modificare qualcosa della tua vita. Quando hai deciso che quel momento preciso sarebbe stato un punto di partenza per dare una svolta ad un aspetto della tua esistenza, anche a qualcosa di apparentemente banale e poco incisivo nell’economia globale del tuo mondo, ma comunque un obiettivo da raggiungere in un tempo prefissato. Nella seconda foto ci sei tu adesso. È trascorso il tempo che avevi ipotizzato per rendere concreto il tuo traguardo, hai percorso tutto il tragitto e hai visto sventolare la bandiera a scacchi all’arrivo. Oppure no? Ti senti in ritardo nella tabella di marcia? O, addirittura, hai fatto dei passi indietro nonostante credessi di essere vicino al traguardo?

Ecco, prendi queste due foto e trova le differenze come nella famosa rubrica de “La Settimana Enigmistica”, con l’augurio che le differenze siano tantissime, in positivo, e bene evidenti.

Apriamoci al confronto e che sia un esercizio di più ampio respiro. Il confronto è sempre utile, è dai confronti che emergono punti di vista differenti che possono arricchire la nostra visione delle cose e del mondo. Il confronto con gli altri è necessario soprattutto per comunicare ed è proprio attraverso la comunicazione che il genere umano ha potuto progredire in modo così entusiasmante. E allora comunichiamo con noi stessi, confrontiamoci con quello che eravamo e permettiamo al nostro corpo, al nostro cuore, alla nostra mente e alla nostra anima di raggiungere lo stadio desiderato per una maggiore soddisfazione ed una sempre più ricca qualità della vita.

 

Voglio salutarti con un invito: metti nel cassetto dei ricordi la foto di anno fa ed inizia ad immaginare una nuova foto, una foto che non c’è ancora, quella che vorresti vedere tra un anno. Inizia ad immaginare lo sfondo, il paesaggio in cui ambientarla. Immagina come vorresti vederti, immagina il tuo fisico, immagina i tuoi vestiti, immagina il tuo umore. Immaginare, in questo caso, non vuol dire fantasticare: vuol dire programmare. Programma la tua foto e da ora, da subito, inizia a lavorare per trasformarla in realtà. Puoi essere contemporaneamente il soggetto e il fotografo della tua immagine; allestisci il set con gli arredi che preferisci, catapultati nella dimensione che vuoi. E, tra un anno, scatta la fotografia. Quando la confronterai con quella di oggi, capirai quanto hai camminato e in che direzione lo hai fatto. Fallo periodicamente e la cima sarà l’unica meta possibile.

 

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