Le mie riflessioni di questi giorni ruotano intorno ad una domanda che si è formata lentamente in questi ultimi mesi: il mondo è davvero pronto per lo smart working? Oppure si è solo abituato all’home working?

A tutti quei lavoratori che non hanno subìto particolari scossoni nella loro routine lavorativa in questi ultimi due anni e alle persone direttamente o indirettamente non coinvolte, queste due espressioni potrebbero sembrare uguali, ma non è così. Non sono due espressioni intercambiabili, ci sono delle differenze sostanziali, sfumature che le rendono distanti.

Prima di parlare delle differenze tra smart working e home working, è interessante evidenziare un’ulteriore differenza, stavolta riguardante la sola espressione “smart working”. Sappiamo davvero cosa significa? So di scrivere una cosa nuova per molti, ma lo smart working “italiano” non ha nulla a che fare con la stessa espressione quando questa viene utilizzata nel mondo lavorativo anglosassone. Il termine inglese “smart working”, infatti, non riguarda affatto il luogo di lavoro, ma si riferisce semplicemente alle tecnologie e a tutte quelle modalità utilizzate per migliorare il lavoro.

Lo smart working da noi, invece, significa consentire ai lavoratori, soprattutto ai dipendenti di un’azienda che devono rispettare un certo orario, di svolgere la propria mansione in un altro luogo che non sia il posto di lavoro abituale, senza la necessità di un controllo costante da parte di capi o dirigenti delle gerarchie tradizionali; la valutazione dell’efficacia del lavoro svolto ruota intorno al conseguimento degli obiettivi. La parola d’ordine qui non è intelligenza (smart), ma flessibilità (lavoro agile), declinata in ogni aspetto dell’impegno lavorativo, ed è un sistema che si fonda su responsabilità e merito.

L’home working, invece, significa che il lavoratore svolge la propria attività a casa sua, lontano dall’ambiente lavorativo abituale ma senza godere delle libertà e delle possibilità dello smart working. In questo caso, quindi, la nostra casa si trasforma nel nostro ufficio senza che l’arredamento subisca cambiamenti. Certo, non avremo il fastidio di condividere l’ambiente con quel collega antipatico e potremo evitare lo sguardo severo del nostro capo, ma ti assicuro che si tratta comunque di una contaminazione “pericolosa” e che va gestita con molta attenzione. Su questo aspetto mi fermo qui, è un argomento troppo interessante per esaurirlo in poche righe: ne parleremo in un prossimo articolo.

Cos’è successo con la pandemia? Le persone sono rimaste bloccate a casa e questa cattività ha permesso di mettere in luce una nuova realtà, una realtà in cui si è avuta la dimostrazione di come sia possibile continuare a svolgere le proprie attività professionali con successo, competenza e serietà senza doversi necessariamente recare in ufficio, senza dover investire del tempo per spostarsi, inquinare con i mezzi di trasporto, consumare energia e magari trascorrere delle ore nel traffico.

 

Abbiamo visto che in molti casi è possibile non muoversi da casa per svolgere la propria attività, ma questo non ha destato sospetti e dubbi nei momenti di zona rossa, durante le impennate dei picchi di contagio in cui la priorità era non ammalarsi.

Ma quando la curva dei contagi scende e la pandemia torna sotto controllo e l’individuo può anche uscire di casa e magari mettersi sotto l’ombra di un bell’albero, su una panchina nella tranquillità di un parco verde… cosa accade? Noi siamo davvero sicuri che l’azienda, i dirigenti, i clienti apprezzino che questa persona, questo dipendente, si sia messo a lavorare su questa panchina? E se la panchina si trovasse a bordo di una piscina? E se l’acqua della piscina non fosse quella al cloro di uno stabilimento cittadino ma fosse quella salata che bagna una spiaggia assolata? Questo sarebbe smart working, non home working. Ma noi siamo pronti a questo?

Per approfondire e riflettere insieme sulle importanti conseguenze a cui portano questi nuovi modi di lavorare, Ti aspetto, sia da home working che da smart working, al prossimo EQ Cafè – Empatia e Leadership ore 18.00 del 16 giugno 2022. Per prenotare il tuo posto clicca qui! 

Il team Mentalcoach, ti aspetta.
Andrea

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