Quando passeggi sotto al manto azzurro di un cielo pulito, accarezzato dal silenzio della Natura che ti sussurra all’anima attraverso i suoi colori e la sua musica, può accadere anche questo: puoi essere colto di sorpresa da alcune domande, da quesiti che, probabilmente, nel traffico cittadino e nella fretta quotidiana del produrre e consumare non avrebbero modo di sbocciare con la stessa naturalezza e gentilezza. Un parto indolore, senza travaglio e antidolorifici, da cui nasce un quesito inaspettato, non preannunciato da alcuna gestazione. Il quesito che mi sono ritrovato io, osservando un torrente tra il canto degli uccellini, e che condivido con te che mi leggi è il seguente: sei su questa terra per prendere o per dare? O forse per fare tutte e due le cose?

Quale può essere lo scopo della nostra vita, o meglio, verso cosa può essere indirizzata la nostra esistenza? Verso il prendere, l’accaparrare sempre di più, o verso il dare, il donare senza sosta?

Non pretendo di risolvere un quesito che ci accompagna dalla notte dei tempi e che, probabilmente, non troverà mai una risposta universale. Ma, forse, possiamo trovare insieme dei punti, delle pietre miliari che potrebbero accompagnarci lungo il percorso di questa domanda.

Sono immerso nella Natura ed è a Lei che chiedo idealmente aiuto per questo cammino che voglio fare con te.

Davanti a me ci sono degli alberi, forti e rigogliosi nonostante il freddo; non hanno, però, frutti da offrire. Non è una sterilità perenne, la loro; non hanno subìto una vasectomia invisibile che li ha privati della capacità di generare nuove vite, nuovi frutti.

 

Serve il clima adatto, il giusto apporto di acqua e, in generale, un ambiente idoneo.

Semplicemente, in questo momento, non sono presenti le condizioni necessarie che possano permettere loro di liberare la vita nei rami, di farla scorrere nelle foglie e di farla esplodere nella bellezza dei frutti.

Per quanto riguarda noi, avviene qualcosa di simile. A volte, i “dosaggi”, gli ambienti, le condizioni in generale, non sono quelle più adatte per la nostra maturazione. Spesso, queste condizioni sono squilibrate a causa di eccessi. In un senso o in un altro. Ed entrambi gli eccessi vengono puniti secondo le leggi di contrappasso.

 

Il primo eccesso lo ritroviamo in molte frustrazioni presenti in persone che dichiarano di essersi sempre dedicate agli altri, di aver sempre dato, di essersi sempre sacrificate, magari cadendo nella trappola mentale di essere convinte che mettersi a disposizione dell’altro sia il modo giusto per farsi amare. Svuotare un sacco di doni, regalarli per poi, una volta rimesso sulle spalle, accorgersi di quanto sia pesante, più pesante di quando era pieno, sentirlo addirittura doloroso per le ossa. Quando il donare e il donarsi sono causa di insoddisfazione e tristezza invece che di gioia e serenità è evidente come non sia via da percorrere.

 

Il secondo eccesso va nella direzione opposta e riguarda le persone che si comportano in maniera diametralmente contraria e prendono, prendono senza ritegno disinteressandosi del donare; il loro scopo è accumulare, possedere, ingozzarsi senza mai saziarsi, dominati da una fame che, invece di placarsi, continua a crescere ad ogni boccone che buttano giù. Anche questa strada va evitata.

 

È facile intuire come la soluzione sia nel mezzo, nel giusto equilibrio tra il donare e il prendere. Immaginiamo queste due azioni, questi due stili di vita, come due bambini che giocano su un dondolo e che salgono e scendono alternandosi nella spinta verso l’alto. Se i bimbi hanno lo stesso peso li sentiremo ridere, le salite e le discese saranno condite da gridolini e urla di incitamento. Se uno dei due bimbi sarà molto più pesante dell’altro, il gioco finirà presto perché sarà difficile spingersi in modo soddisfacente verso l’altro. E se sul dondolo ci fosse solo un bimbo, il divertimento non inizierebbe neanche.

 

In questo articolo sto donando qualcosa, senza voler peccare di presunzione, ma sto donando qualcosa di me, qualcosa che ritengo “bello”, utile spero, ma sicuramente puro. Da chi prendo, per poter donare? Chi o cosa mi sta donando l’energia che spero di riuscire a riversare in queste parole?

Nel mio caso la dona la Natura, la donano i miei cani che giocano nel prato con la pallina, la dona questo torrente, la staccionata che delimita parco e bosco, la donano gli alberi e il cielo.

Avverto questa energia, ora con il sole che mi massaggia la faccia, un’energia che arriva dentro di me e che cerco di riversare a te che leggi per stimolarti a fare delle riflessioni che ti possano evolvere.

Questo è un dono, e come un vero dono non vuole nulla in cambio che non sia la soddisfazione. Tua e mia.

È tutta questione di equilibrio. Prendere e dare. Non si può essere persone che danno solamente o che prendono solamente. L’equilibrio è tale soltanto se è lontano dagli estremismi.

Bisogna riuscire a sentire questo scambio continuo, questa alternanza tra prendere e dare e, come nel modello di intelligenza emotiva, essere consapevoli di cosa si ha bisogno, gestire i propri momenti: prendere quando si deve prendere e dare quando si deve dare.

Altrimenti cosa stiamo qui a fare? Goderci la vita? Un godimento che passa attraverso tanti altri giorni di non godimento. Una finta soddisfazione che genera paradossi, come quando ci vengono date vacanze e libertà e non sappiamo nemmeno essere felici.

 

Sentiamoci parte integrante di questo ciclo di prendere e dare. L’albero, come ho scritto ad inizio articolo, per dare un frutto deve prendere sole, acqua, aria. Mentre riceve, però, sta già donando al mondo il frutto che nascerà sui suoi rami, i fiori che gradualmente faranno capolino tra le sue foglie. Fiori e frutti che noi potremo ammirare e assaporare traendo da loro quell’energia di cui ti parlavo prima, un’energia che rende possibile la crescita e la maturazione dei nostri fiori e dei nostri frutti. In un ciclo continuo.

 

Sentiamoci, perciò, parte di questo ciclo e magari poi facciamoci anche altre domande. Come questa: meglio essere o avere?

Un domani vorrai essere ricordato come colui che ha posseduto tanto o che è stato, tanto? Che segno vuoi lasciare su questa terra?

Nessuno può deciderlo al posto tuo. Sta a te imbracciare l’asta, avventurarti lungo la corda e mantenerti in equilibrio lungo il percorso della vita.

Se vuoi unirti a noi e imparare a restare in equilibrio, ti invito al prossimo webinar in programma per il 23 febbraio ore 18:30 dedicato a “L’Arte di Gestire il Tempo – Priorità, valori e aree di vita”.
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Ti aspetto,
Andrea

 

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