“Non esistono venti favorevoli per il marinaio che non sa dove andare.”

 

L’articolo di oggi si apre con questo aforisma di Seneca, un pensatore che oggi sarebbe stato uno splendido mental coach.

 

“Esistono venti favorevoli solo per il marinaio che sa dove andare.”

 

Questa variante è opera di Andrea Di Martino, un mental coach contemporaneo che non so cosa avrebbe saputo e potuto fare ai tempi di Seneca, ma che si è permesso di modificare questa massima non perché ce ne fosse bisogno, ma solo per una sua attenzione al linguaggio positivo.

Togliere dal campo del linguaggio i “non” e metterli in panchina, ovviamente quando possibile, trasformare le negazioni in affermazioni, proporre alternative e consigli invece di limitarsi ad un divieto. Un po’ come si dovrebbe fare con i bambini, quando invece di dire “non fare disordine” sarebbe più costruttivo qualcosa tipo “cerca di essere più ordinato”; “mangia la pasta con più attenzione”, invece di “non sporcarti la faccia di sugo”.

In questo modo aiuti chi ti ascolta a vedere una meta ultima e, non a caso, fissare gli obiettivi e catalogarli tra quelli ben formati rientra tra i frutti che possiamo cogliere dall’albero della positività linguistica.

Tornando alle parole di Seneca, lo spunto che voglio approfondire non è il non sapere dove andare, ma il non essere stati educati a sapere dove andare soddisfacendo i propri valori.

In questo periodo storico ci troviamo nel pieno di una tempesta, i venti sono imprevedibili, con Eolo che sembra prenderci in giro soffiandoci contro in modo capriccioso; e non abbiamo neanche il conforto della meteorologia a dirci se e quando tornerà il sereno.

Ma se io non so dove sto andando, come posso giudicare favorevole o sfavorevole il vento che soffia?

Questa osservazione ci aiuta a focalizzarci su un concetto a cui tengo molto e che spesso ripropongo nei miei articoli o nei miei incontri di coaching: la necessità di fermarci.

Se non lo hai già fatto devi fermarti. Fallo adesso: immaginami in divisa da vigile urbano e mentre agito una paletta e ti invito ad accostare sul ciglio della strada. Non ci sono multe in arrivo, voglio solo aiutarti a capire qual è la tua destinazione, se ancora non ce l’hai.

È strano, ma molte volte ci dimentichiamo del potere straordinario del nostro cervello, della sua capacità creativa.

Riusciamo a ricordarcelo e ad usarlo nel quotidiano, quando dobbiamo, ad esempio, prendere un taxi; una volta saliti, abbiamo chiara la nostra meta e la riferiamo al tassista in modo che ci possa portare dove desideriamo. Oppure quando siamo sul tram e nella metro: scegliamo la linea sul cui tragitto è presente la nostra destinazione e poi scendiamo alla fermata che ci interessa.

Ma quando si tratta della nostra vita? Quando la destinazione non è fisica, quando non è segnata su una cartina geografica e non può essere raggiunta grazie al GPS, cosa diciamo al nostro cervello?

In questi casi, molto spesso, il nostro cervello è lì, con una mano tesa sull’orecchio in attesa di ascoltare le nostre indicazioni; è lì, che strizza gli occhi mentre allunga la testa perché gli sembra di sentire qualcosa, ma sono solo frammenti, solo indicazioni mangiucchiate che risultano incomprensibili. E allora non sa che fare.

Se al nostro cervello non diciamo dove portarci, se ci dimentichiamo di metterlo al corrente dei nostri desideri, delle nostre ambizioni, non solo avremo percentuali altissime di non arrivare dove vogliamo, ma sarà altissima anche la probabilità di lamentarci perché non sappiamo indirizzarci verso lo scopo della nostra vita. Quello per cui siamo su questa terra.

Noi dobbiamo essere dei marinai che sanno dove andare. Ma questo “dove” è metaforico, è un tipo di viaggio che riguarda cos’è importante per noi.

 

Immagina di avere a disposizione tante monetine da mettere nel salvadanaio, quello a forma di porcellino. Ma quale salvadanaio scegliere? Davanti a te ce ne sono tanti e tutti diversi. Molti metteranno le monetine nel salvadanaio della salute. Molti, ma non tutti. Molti metteranno le monetine nel salvadanaio della famiglia. Molti, ma non tutti. Molti in quello della conoscenza. Ma non tutti. Altri in quello dello svago e della leggerezza. Ma non tutti.

Ognuno sceglie il suo salvadanaio in cui riporre le monetine. Capire qual è la propria meta è un investimento di tempo ed energie. Se nel salvadanaio giusto, quello che hai scelto tu, metterai il tuo impegno, la tua concentrazione, la tua forza, una volta che sarà pieno potrai aprirlo e godere del suo contenuto e “spenderlo” come meglio crederai. Con una differenza rispetto ai salvadanai tradizionali. Ti accorgerai che qui lo avrai già speso traendone la massima soddisfazione. Il riempirlo è la tua ricompensa.

Quali sono per te le cose davvero importanti? Non è una domanda a cui si possa rispondere come ad un quiz televisivo. È necessario un percorso che ti accompagni verso la risposta giusta, verso la tua risposta. Quando sarai di fronte a me come marinaio che sa dove andare potremo anche parlare di come utilizzare quei venti, ma finché sei una persona dispersa nel mare senza meta è inutile iniziare a farlo.

Questo argomento è molto caro a “Six Seconds” che ha tra i suoi concetti base il perseguimento di obiettivi eccellenti non solo identificando la meta, ma anche prestando attenzione al viaggio.

“Non conta la destinazione, ma il viaggio” è una frase ad effetto, che spesso abbiamo sentito nei contesti più disparati. Questo è vero solo se il viaggio ha una destinazione, perché provo una soddisfazione enorme verificando con l’intelligenza emotiva e con la comprensione delle emozioni quel senso di soddisfazione, di pienezza, di solidità e di allineamento quando sto compiendo dei passi verso la mia personale missione. Verso la mia meta.

Altrimenti non posso neanche chiamarlo viaggio, ma vagabondare. Certo, esistono dei viaggi, li ho fatti anche io, in cui parti senza una meta precisa. Quando ho attraversato il Sahara in bici, la meta geografica era semplicemente il mezzo, non il fine. Il fine ultimo era una ricerca interiore, il tentativo di collegarmi con una natura diversa in un silenzio raro da trovare nei luoghi in cui vivo.

Il consiglio che voglio darti è questo: prendi spunto da questo articolo e utilizzalo come permesso per fermarti di tanto in tanto a riflettere. Utilizzalo come una autorizzazione scritta, da esibire quando la frenesia e l’insoddisfazione ti piazzeranno davanti i loro inviti a muoverti, a non rallentare o intralciare il traffico. Fermati e decidi dove andare.

 

Se vuoi iniziare questo viaggio, prendendoti un po’ di tempo per fermarti, insieme a me, ti invito al webinar gratuito del 23 febbraio 2021, ore 18:30 “L’Arte di Gestire il Tempo – Priorità, Valori e Aree di Vita” , con Andrea Crudele. Ragioneremo insieme su cosa significa gestire il proprio tempo in modo più efficace e come farlo.

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Andrea

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