7 ottobre 2021. Ho iniziato a buttare giù queste righe il settimo giorno di ottobre e non mi è sembrata una data casuale. Non ho particolari ricordi legati a questo numero e a questo mese, ma probabilmente non mi è sembrata comunque una data anonima forse per il tipo di argomento che avevo in mente di sviluppare. Più avanti capirai.
A chi mi è vicino, più volte ho raccontato come nel marzo 2020 una sorta di voce interna mi abbia consigliato di vincere la tentazione di dire la mia ad ogni costo, di scegliere una fazione e indossare i colori di uno schieramento piuttosto che di un altro, e di optare invece per un silenzio selettivo. Un silenzio atipico, vista l’importanza del momento e, conseguentemente, della moltitudine di voci che si sono alzate per commentarlo.
In quel periodo si stava entrando in un tunnel di incertezze, di grandi avvenimenti che stavano interessando tutto il pianeta e che lo stavano condizionando in termini di attitudini, di libertà, di cambiamenti. Soprattutto di cambiamenti.
E sempre a proposito di cambiamenti, proprio l’anno precedente avevo presentato alla Camera di commercio italiana di Zurigo e Lugano un programma dal titolo “Are you ready to change?” non immaginando, come nessuno, quello che poi sarebbe successo qualche mese più tardi. A quel cambiamento nessuno di noi era pronto.
Nel mio programma parlavo non di un cambiamento imposto dall’esterno, ma di un cambiamento innescato e sviluppato dall’interno. Una trasformazione da attuare stimolando le menti delle persone ad essere pronte a cambiare perché cambiamento vuol dire innovazione, rinascita, apprendimento; il cambiamento serve a generare un mondo di ingredienti che fanno bene ed aiutano ad evolvere, ad elevarsi. Senza cambiamento si resta fermi, eterni nella propria bolla.
Ti dicevo di questa voce interna che mi consigliava la neutralità. Una neutralità che non era immobilità, perché sentivo la necessità non di tacere ma di centellinare la mia voce e farla sentire solo in ambiti ben circoscritti, quelli riguardanti la sfera mentale e quella emozionale, in modo da aiutare le persone a vivere meglio e a gestire questi aspetti durante quella improvvisa e inaspettata cattività.
Questa stessa voce che mi diceva di restare fuori da alcuni meccanismi, si è fatta risentire in questi giorni ripetendomi di continuare ad occuparmi ancora di quello che è all’interno della mia sfera di influenza, di occuparmi ancora del bene delle persone che vogliono migliorare e migliorarsi, di supportarle nel loro intento senza allontanarmi dal mio raggio di azione.
In questo momento sono vicino a delle cascate, sento e vedo il loro ininterrotto immergersi nell’acqua e il suono sembra quello del flauto che fa uscire il serpente dalla cesta.
Dalla mia cesta non vengono fuori rettili ma visioni, nuovi stimoli che ho già seminato e che hanno già fecondato il ventre in cui sono ospitati.
Mi prendo del tempo per raccontarteli con calma, magari nove mesi come il tempo necessario al bambino di crescere nella pancia della mamma. Ogni tanto daremo una sbirciatina insieme a questi semi, come facciamo con i bambini grazie alla tecnologia moderna che ci permette di verificare dall’esterno in modo poco invasivo il loro stato di salute.
Mi prendo nove mesi. Arriveremo così al sette luglio, che è anche il giorno del compleanno del mio migliore amico, quello con cui ho attraversato il deserto in bicicletta qualche anno fa…
Le cascate urlano, i miei cani si rincorrono e abbaiano giocando intorno a me, ma sento comunque il silenzio della serenità di chi affronta il proprio cammino con onestà, occupandosi di percorrere solo la propria strada senza sforare in percorsi che non sono i suoi.
Dovremmo farlo tutti. Soprattutto in questo mondo social in cui tutti si sentono autorizzati ad improvvisarsi virologi, esperti di politica internazionale, giuristi o altro a seconda dell’occasione.
Che ognuno percorra la sua strada e che lo viva come un modo per avvicinarsi all’altro, non per allontanarsene.
Sul mio percorso che cerco di esplorare metro dopo metro nel modo più corretto possibile penso a come avvicinarmi sempre di più a te che leggi.
Uno dei modi che ho disposizione grazie a Six Seconds sono gli EQ-café, uno dei quali sarà erogato il 26 ottobre 2021 ore 19, dal titolo: “Benessere”.
I tempi della saggezza continuano per altri nove mesi almeno. Il sassolino che ho nella scarpa dal marzo 2020 per ora me lo tengo, magari gestendolo e spostandolo un po’ più in là in modo da non camminarci sopra.
Resto insieme a lui nella mia zona d’influenza per fare il meglio che posso innanzi tutto per me, poi per chi amo, poi per tutti quelli che conosco e per tutti quelli che conoscerò durante il mio cammino. Con la porta sempre aperta per te che decidi di migliorare la tua vita in modo serio, in un modo oggettivamente misurabile grazie a Six Seconds.
Per partecipare all’EQ-Cafè di SixSeconds e scoprire come entrare nella sfera del “Benessere” clicca qui.
Ti aspetto,
Andrea


