Le giostre sono rimaste chiuse per un anno e mezzo perché non erano più sicure. Ora l’uomo dei biglietti ha tolto la sua uniforme dall’armadio, l’ha indossata di nuovo ed è tornato a verificare i tagliandi verdi che gli porgiamo ansiosi per poter ricominciare a girare come un tempo, per tornare alla normalità.
E tu, sei già risalito sulla giostra? Sei tornato a quella normalità che tanto desideravi?
L’impressione del mental coach che vede centinaia di persone, che non beve dalla fonte -a volte inquinata- dei media, ma che attinge informazioni dall’esperienza diretta, è quella di una lunga fila di persone con il biglietto verde in mano che ha già dimenticato i vantaggi che è stata in grado di mettere in campo quando è stata fatta scendere dalla giostra.
Perché con la giostra ferma siamo stati costretti a fare altro. A farlo anche meglio, in certi frangenti. Abbiamo potuto muoverci solo per necessità e con spostamenti mirati. Il sospiro di sollievo che la Terra ha tirato lo abbiamo visto e sentito tutti: il cielo azzurro in metropoli in cui il sole era costretto a sgomitare tra tende opache per potersi farsi notare. Finalmente la Terra ha potuto sorridere mostrando di nuovo denti bianchissimi, puliti da quella patina gialla che l’inquinamento gli aveva deposto sopra come si fa in una discarica.
I fiumi sono tornati ad essere trasparenti, i pesci visibili a occhio nudo. Siamo tornati momentaneamente ad una società pre industriale in cui l’inquinamento selvaggio è diventato un ricordo. Ora che le fabbriche sono ripartite a pieno regime, ora che i motori delle nostre auto sono di nuovo in funzione anche per farci coprire distanze minime, pensiamo mai all’impatto che questa ripartenza ha sulla nostra salute? Respirare, insieme al battito del cuore, è il nostro atto fisiologico primario. Ricordiamo il sapore genuino dell’aria che abbiamo respirato in questo anno e mezzo in cui la giostra non è stata in funzione? Riusciamo a confrontarlo con quello adulterato che sta riprendendo a circolare nel nostro corpo?
Volevi davvero tornare sulla giostra? Alla normalità? A QUESTA normalità? Non vorresti, invece, evolvere pensando agli insegnamenti della vita in generale e, nel particolare, a ciò che la vita ha cercato di dirti in questo ultimo anno e mezzo? Quello che mi sembra di vedere, è che ci sia l’istinto di azzerare questo anno e mezzo, di cancellarlo dalla memoria. Eppure qualcosa lo avevamo imparato. Avevamo imparato a dedicare del tempo a pensare, ad esempio. A guardarci dentro. E adesso? Adesso mi sembra che accada di meno, forse perché è troppo doloroso entrare in contatto con la propria consapevolezza mentre la giostra è ripartita. Forse perché non ci piace confrontarci con dolori ed emozioni che, salendo e scendendo sulle montagne russe, fanno ancora più paura, ci fanno sentire inadeguati, poco competitivi. Ci fanno sentire umani. E, forse, l’essere umani, la vediamo come una condizione pericolosa in un mondo in cui la realizzazione è sinonimo di supremazia, di conto in banca a sei zeri, di abiti firmati. Forse.
Abbiamo così tanto bisogno di anestetici, di fare così tante cose che non hanno nulla a che vedere con il nostro senso di scopo più profondo, con la nostra connessione più intima sul perché siamo su questa terra.
Abbiamo tolto gli occhi dalla nostra anima e li abbiamo puntati di nuovo, con più insistenza, sul nostro smartphone, provocando un ulteriore sovraccarico che ci sta portando ad una ipervigilanza: siamo sempre a controllare cosa accade dall’altra parte del mondo e non quello che succede intorno a noi; e questa iposoddisfazione interiore cresce, matura, si radica.
La qualità della nostra vita è strettamente collegata al nostro benessere interiore, al lavoro che andiamo a fare dentro noi stessi. Questa strada mi sembra davvero poco battuta, soppiantata dalla tendenza a riprendere le vecchie abitudini fatte di distrazioni, di palliativi, di divertimento per anestetizzare il dolore. Il cibo, le serie tv, occhi sullo schermo.
Invece, voglio stimolarti su un altro aspetto: impara, apprendi. Cosa hai imparato da questa esperienza? Cosa hai imparato guardando da terra la giostra ferma?
Ci sono persone che imparano da una malattia cose che non avrebbero mai imparato senza passare in quel tunnel buio.
Mi auguro che tu, per la tua salute e per quella delle tue persone care, in questo anno e mezzo non abbia vissuto troppi problemi. Ma anche nel caso contrario, cosa hai imparato? Se in questo periodo hai tenuto dei diari, tirali fuori e leggili.
Non permettere alla giostra, con la sua folle velocità di crociera, di far volare via dalla tua memoria le conquiste che la tua mente ha ottenuto in questo periodo di chiusura. Ferma la regressione come faresti con l’emorragia da una ferita.
Torna sulla giostra, torniamoci tutti, ma non permettiamo che si trasformi in una retromarcia. È quello che capita dopo i corsi, molto spesso. Facciamo incontri meravigliosi di più giorni, apprendiamo tantissime cose, siamo entusiasti, pronti a cambiare radicalmente senso di marcia e poi? Poi si torna in azienda, nei vecchi contesti, e siamo fagocitati dai soliti ambienti e dalle solite abitudini. Bisogna essere attivi nel dirci “ma perché non usiamo quello che abbiamo imparato, perché dobbiamo buttarlo via?”
È evidente che ci siano situazioni in cui devi essere fisicamente presente perché non puoi delegare, ad esempio, la visita di un fisioterapista ad un sistema in remoto; ma ci sono altri contesti in cui la presenza non è necessaria! Invece delle riunioni dal vivo abbiamo utilizzato le conference call, eppure il mondo non è collassato su se stesso…
Prendiamo il buono che abbiamo imparato, mettiamoci in fila con il nostro tagliando verde e facciamolo timbrare all’uomo dei biglietti. Una volta seduti, godiamoci la giostra con gli occhi nuovi dell’Esperienza e della Consapevolezza.
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Ti aspetto,
Andrea



Bellissimo articolo, colmo di spunti di riflessione. Grazie Andrea!
Bellissimi e profondi spunti di riflessione. Mi é piaciuta moltissimo la metafora della giostra. La accomuno al criceto che corre apparentemente felice nella sua ruota, senza però andare da nessuna parte. Tanta fatica, tanta energia per – di fatto – non muoversi affatto. E’ un pò quello che spesso ci accade. Siamo sulla giostra, ci affanniamo per salirci, ci stringiamo saldi al nostro posto ma giriamo talmente veloci che non ci prendiamo neanche un secondo per goderci il panorama o per scambiare due parole con il nostro vicino. Questa sensazione di dinamicità, molto simile a quella che vive il nostro criceto, di fatto non ci aiuta a realizzare un fine più alto, profondo che ci faccia ricordare nel tempo come Persone che hanno fatto la differenza (anche se minima) e non solo “passeggeri temporanei” della giostra. Lo sguardo dell’uomo dei biglietti in fondo é puntato sul tagliando verde che gli allunghiamo e non certo sul nostro sguardo, sulla nostra espressione, su quello che potrebbero comunicargli i nostri occhi. Come potremmo fare in modo che si ricordi di noi. Magari associando il nostro tagliando verde ad un sincero “buongiorno”, magari condito da uno spontaneo sorriso ? Stiamo pian piano tornando sulla giostra. Sembra ci siamo dimenticati del periodo appena passato, quasi fossimo rimasti ibernati. Penso che tornare ad occupare il nostro posto sulla giostra sia inevitabile. Sono però convinto – e questo é l’insegnamento che io ne ho tratto – che sia possibile concedersi di saltare qualche corsa. Magari prendendosi del tempo per osservare gli altri che girano. Magari semplicemente rimanendo seduti su una panchina ad ascoltare la natura, ascoltandone i suoni e respirandone i profumi. Sto notando che le persone in coda in attesa di salire sulla giostra sono diventate più scontrose, diffidenti, arroganti. Spingono per salire. Hanno fretta come se dovessero recuperare le corse saltate. Le lascio passare, mi prendo il tempo per salutare l’uomo dei biglietti e quando sono sulla giostra scambio due parole con la persona che mi é vicina. La giostra gira veloce ma ho imparato a focalizzare lo sguardo su alcuni punti, quelli che mi piacciono e che ho imparato ad apprezzare quando la giostra era ferma. Non é una questione di dinamica……….semplicemente di volontà 🙂