Prendendo spunto dallo speciale “Salute e Sanità” che qualche giorno fa “Repubblica” mi ha dedicato, vorrei meglio approfondire alcuni concetti partendo da un aspetto che merita di essere ben chiarito ed è quello che risponde ad una domanda apparentemente semplice: “Cosa fa il mental coach?”

Spesso, soprattutto tra i non addetti ai lavori, a questa domanda fanno seguito delle risposte confuse, a volte fantasiose, risposte in cui il mental coach appare come una creatura ibrida: in parte medico, in parte psicologo, in parte motivatore. 

Vorrei che questo articolo rappresentasse idealmente una sorta di soffio, di alito caldo in grado di disperdere la nebbia che un po’ offusca gli ambiti ed i confini di queste tre figure professionali; un soffio chiarificatore, che consenta di inquadrare correttamente la figura del mental coach e di comprenderla finalmente con nitidezza, ben collocandola nell’ambito che gli compete e spetta.

Per prima cosa è utile circoscrivere le aree di competenze del mental coach che, istintivamente, viene identificato in un professionista legato allo sport, perché è proprio nello sport che la figura del coach trova il suo ambiente naturale. Non è un caso che fu proprio grazie ad una collaborazione in ambito sportivo che per la prima volta assunsi questa denominazione. L’America’s Cup del 2007.

Nel 2005 fui invitato dall’equipaggio di +39 Challenge ad affiancare il coach e la squadra prima nella  Louis Vuitton Cup e poi nella Coppa America e nacque l’esigenza di darmi un titolo, di identificare il mio operato con un termine, con qualcosa di immediato e veloce: “mental coach” fu la risposta naturale arrivata da Roberto Ferrarese in persona.

Oltre allo sport, il verbo del coach viene declinato anche in ambiti in cui la figura dell’allenatore non ha lunga tradizione: ed ecco che il mental coach diventa life coach e business coach quando i suoi allenamenti vengono rispettivamente impartiti nella quotidianità della vita e nell’ambito del business.

Il mental coach non è un medico e non è uno psicologo. Il medico e lo psicologo intervengono nel momento in cui si avverte un disagio, rispettivamente fisico o mentale, che non si è in grado di gestire da soli. Quando una determinata soglia di tolleranza viene superata, quando avviene una sorta di straripamento, ecco che vengono chiamati in causa gli specialisti.

Il mental coach interviene quando questa soglia non è stata oltrepassata, quando i parametri non sono sballati né sono indicatori di un rischio imminente. La mia funzione non è, infatti, sostitutiva a quella di un terapeuta; la mia etica mi impone, lo fa oggi e lo fa da sempre, di indirizzare immediatamente verso esperti specifici quelle persone che hanno intrapreso con me un percorso di coaching, e che hanno manifestato delle patologie o dei disagi.

Nonostante le avversità della vita e le continue prove che, oggi più che mai, la quotidianità ci sottopone, ci sono persone che stanno BENE. 

Spero che tra quelli di voi che stanno leggendo questo articolo ce ne siano davvero tante ed è soprattutto a voi che mi rivolgo, invitandovi innanzi tutto a riflettere sulla vostra condizione di benessere e ad apprezzarla, a non considerarla scontata e dovuta. Il mio secondo invito è a porvi queste domande: 

Sto bene, ma come posso fare in modo che questa situazione continui nel tempo? 

Posso stare meglio di come sto già adesso? 

E come posso organizzare le giornate in momenti come questo?

Ed è qui che entra in gioco il mental coach, un professionista che è in grado di allenarti e renderti più performante, di far andar meglio una situazione che di per sé va già bene ma, rispondendo ad una delle domande di prima: perché non farla andare meglio? 

Ma cosa posso offrire di concreto, al di là di questi utili concetti teorici? Di concreto posso offrire uno strumento tangibile, un’opera che si chiama “Gestione del Tempo e Intelligenza emotiva” che, con sei tracce audio ed un workbook da stampare e compilare, consente di divenire padrone del Tempo, di quel Tempo che abbiamo tutti, e che abbiamo indipendentemente dalle normative, dai dpcm, dai lockdown. 

Organizziamo quindi la nostra giornata con criterio, facciamolo con intelligenza emotiva grazie a quelle tecniche che ci permettono di entrare in contatto con noi stessi, di squarciare quel velo che la fretta, le preoccupazioni, la quotidianità hanno nel tempo tessuto fino a mettere in ombra all’inizio, e a nascondere del tutto poi, le parti più importanti di noi stessi. 

Costruiamo un percorso guidato, disegniamo la nostra mappa dei valori, impariamo ad individuare e riconoscere le nostre aree di vita, componiamo quella che viene definita la “ruota della motivazione” per avere poi un’agenda da vivere che faccia contenti mente, corpo e cuore; quindi: intelligenza mentale, intelligenza fisica e intelligenza emozionale.

E perché no, come dice Stephen Covey, che alimenti anche il nostro senso spirituale.

La mia proposta nei periodi in cui sono altamente richiesto dalle aziende è quella di iniziare scaricando la traccia bonus per poi approfondire partecipando ai webinar che propongo aperti al pubblico con l’approccio potente del GroupCoaching.

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