Indossare la mascherina, lavarsi frequentemente le mani, mantenere la distanza di almeno un metro, starnutire e tossire nel gomito, non toccarsi la faccia: sono queste le nuove regole del gioco.
Magari tra un po’ cambieranno ancora, forse diventeranno più rigide per poi allentarsi nuovamente prima di scomparire del tutto e lasciare finalmente spazio alle regole che utilizzavamo prima che il gioco cambiasse.

Sì, perché il gioco è cambiato. Ed è cambiato nostro malgrado. Non è facile scendere in campo vestiti e preparati per una partita di calcio e all’improvviso, nel bel mezzo del match, tra un fallo laterale e un calcio d’angolo, sentire il fischio dell’arbitro, vedere le porte trasformarsi in canestri e ritrovarsi con l’altra squadra in divisa da basket che ti corre incontro con un pallone da pallacanestro. Ci si sente disorientati, spiazzati. Ma non si può uscire dal campo, c’è una partita da giocare. E allora si improvvisa, si impara in fretta il nuovo regolamento e ci si adegua. Si ricomincia a giocare. È con questo spirito che mi piace riprendere questa frase, “Il gioco è cambiato nostro malgrado”, e stravolgerla, renderla positiva e propositiva, farla diventare nuova, vestirla di un abito vincente: “Cambia il gioco!”

Un proposito ad essere attivi e decisivi, protagonisti del proprio destino. “Change the game”, come recita lo slogan che campeggia sulle magliette di Six Seconds e che mi ha fatto venire in mente questo invito.

Ma di quale gioco sto parlando? Naturalmente del gioco della vita, di un gioco che in questi mesi è cambiato improvvisamente, che ci ha lasciati disorientati e spaventati. Le regole sono cambiate, ma non sono cambiate le diverse sfere che gravitano attorno a noi. L’invito che ti faccio è quello di ricordarlo, di non dimenticare che la presenza e la consistenza di queste sfere è immune dagli improvvisi cambiamenti che avvengono nel mondo che ci circonda.

La prima sfera è quella dell’influenza. È quella più “vicina” a noi, quella in cui abbiamo controllo e in cui siamo determinanti. È la sfera in cui da una nostra azione (o non azione) scaturisce una conseguenza visibile e tangibile, reale e concreta. Ed è in questa sfera che ti invito a focalizzare le tue energie perché è qui che possiamo far sentire la nostra voce. Covey definisce questa focalizzazione proattiva, cioè una focalizzazione che stimola a fare, a modificare ciò che si può cambiare in meglio. Ma, in concreto, cosa puoi migliorare?

Per prima cosa puoi migliorare te stesso. Puoi migliorare iniziando ad attuare atteggiamenti costruttivi in situazioni apparentemente avverse, ad essere propositivo invece di lamentoso e pessimista, a volgere in vantaggio un apparente svantaggio. Sei in ascensore, la corrente va via e sei costretto a trascorrere un’ora di tempo da solo in attesa della riparazione del guasto. A cosa servirà arrabbiarti e battere i pugni sulla porta bloccata? Perché non sfruttare quest’ora di lontananza forzata dalla frenesia di ogni giorno per fare quella telefonata ai tuoi genitori che non hai mai tempo di fare? Oppure per guardare il video della ricetta che tua figlia ti chiede da tanto e che non sei mai riuscito a cucinarle? Come dicono gli americani: “La vita ti offre limoni? Fatti una limonata!”

Oltre a migliorare te stesso puoi migliorare l’ambiente che ti è vicino, quello in cui vivi. Puoi raccogliere le cartacce che incroci sul tuo cammino, puoi prenderti cura del tuo balcone o del tuo giardino, puoi mettere più cura e amore in attività poco entusiasmanti e di routine come apparecchiare la tavola. Ma questo atteggiamento positivo, proattivo, è valido anche con le persone con cui ti relazioni, non solo con ambienti ed oggetti.

Una parola gentile, una maggiore empatia verso il prossimo ti tornerà sicuramente indietro in una forma simile. Quando diamo uno schiaffo sull’acqua, la nostra mano proverà dolore, diventerà anche rossa; ma se accarezziamo le onde, se le sfioriamo dolcemente, la nostra mano sentirà solo la freschezza dell’acqua e invece del dolore proveremo una sensazione piacevole.

Questi esempi non sono esempi di azioni che si esauriscono in sé. Non sono tavole autoconclusive. Sono disegni che, messi uno accanto all’altro, creano una pagina colorata; queste pagine poi, una accanto all’altra, creano una storia, una nuova storia che aspetta solo di essere letta e raccontata.

Focalizzandoci in modo proattivo creiamo benefici, inneschiamo una salutare sequenza a catena. Come un domino. Dobbiamo solo dare un colpettino alla prima tessera e guardare tutte le altre che cadono l’una dopo l’altra.
La nostra sfera di influenza in questo modo si allarga, si dilata e acquista volume come un palloncino che viene gonfiato, guadagna terreno e sottrae spazio e potere alla seconda sfera, quella del coinvolgimento.

In questi tempi siamo costretti a vivere, a muoverci e a pensare in una sfera di coinvolgimento. In Italia, dal secondo dopoguerra, probabilmente questo è il momento in cui ci troviamo relegati in questa sfera in maniera più forte che mai. Forse solo negli anni del terrorismo la generazione di allora ha vissuto, per altri motivi, lo stesso clima teso e preoccupato che stiamo vivendo noi adesso. Con quali conseguenze? La sfera di coinvolgimento ci spinge ad avere una focalizzazione reattiva che riduce automaticamente la nostra sfera di influenza. Investiamo, cioè, tempo ed energie per cose e situazioni su cui non abbiamo alcun potere. Battiamo i pugni sulla porta bloccata dell’ascensore…

Il consiglio del mental coach è quindi quello di allontanarti dalle sfere di coinvolgimento e non coinvolgimento per dedicarti alla gestione della sfera di influenza, di prendertene cura come se fosse la tua stanza: arredala con i mobili che preferisci, investi tempo nel migliorarla, dipingi i suoi muri con i colori che più ti piacciono e vivila ogni giorno con la curiosità di un bambino: scoprendo nuove cose attraverso piccoli gesti, la vedrai ingrandirsi e proporti nuovi spazi da curare.

Ma come possiamo districarci in questo gioco di sfere? Proviamo ad ispirarci ai versi della famosa “Preghiera della serenità” di Reinhold Niebuhr:

“Signore, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare (zona di coinvolgimento e non coinvolgimento), la forza e il coraggio di cambiare le cose che posso cambiare (zona di influenza) e la saggezza di conoscerne le differenze.”

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