Nelle ultime settantadue ore, ho deciso di indossare un mantello invisibile e sparire dai radar della telefonia mobile e della rete per ritirarmi in un luogo tranquillo. Un posto molto particolare di cui ti parlerò forse in futuro, magari in uno dei prossimi articoli. Una foto di questo luogo, però, voglio postarla, perché guardandola riuscirai meglio a comprendere le sensazioni che ho vissuto.

Una latitanza ad orologeria per fuggire dalle telefonate, dagli avvisi di chiamata, dalle mail e dalle notifiche; una procedura autoformativa all’insegna del digital detox. Ho riempito la vasca con la Natura e mi ci sono immerso dimenticandomi completamente di Gigabyte e messaggi di whatsapp. Un bagno di verde, cieli tersi e colori autunnali.

Ho vissuto questa esperienza condividendo spazio e tempo con altre persone e così ho avuto modo di vedere che in questo rifugio sono stato, forse, uno dei pochi che si è allontanato dalla tecnologia, perché le persone che incontravo – chi più chi meno – continuavano a flirtare con i loro dispostivi tecnologici.

Una delle poche concessioni che ho fatto al telefono è quando l’ho usato come torcia o quando la curiosità di conoscere il nome del pianeta che mi guardava dall’alto in una notte particolarmente luminosa ha avuto il sopravvento.

In questo rifugio, ho potuto momentaneamente distaccarmi dalla realtà precedente, quella della vita frenetica di ogni giorno, e ho potuto osservarla come un reperto lontano.

Rivedendola nella mia mente, mi sembrava quasi di osservare una nube di dati che avvolgeva l’ambiente e lo saturava di informazioni e notizie; mi sembrava quasi di vedere le persone assorbire questo inquinamento di dati come spugne sotto una pioggia battente. Qualche schizzo, sotto forma di trilli e di suonerie, arrivava di rimbalzo anche a me: mi era sufficiente spostarmi per evitarne altri, ma la pioggia di dati attorno a me era senza sosta.

Una connessione con il mondo e con l’esterno pressoché continua, è una connessione che implica un altro tipo di disconnessione: quella con la propria interiorità.

Proprio questo è stato lo scopo della mia fuga: disconnettermi temporaneamente dal mondo esterno e riconnettermi con il mio mondo interiore.

Sono due realtà che non possono convivere: è come voler guardare la televisione e passare l’aspirapolvere contemporaneamente. Certo, puoi anche provarci… ma se ti concentri sull’aspirapolvere non riuscirai a seguire il programma in modo soddisfacente; se, invece, dedichi tutte le tue attenzioni alla televisione, la stanza resterà sporca. Devi spegnere uno dei due.

Raramente, ma ogni tanto capita, si verificano blackout dei social su larga scala a causa dei quali non è possibile postare nulla né comunicare con le varie applicazioni di messaggistica. Un piede gigante inciampa nel filo della Rete e stacca il collegamento. Panico! In attesa che il filo venga inserito di nuovo nella presa, tu come ti senti? Spaesato, in crisi come chi è schiavo di una dipendenza? Oppure ti senti BENE?

Hai mai provato a staccare volutamente – per almeno ventiquattro ore – la tua spina, quella che ti collega al mondo esterno? Niente informazioni in entrata e niente informazioni in uscita: solo tu e la realtà vera, quella che puoi toccare e che ti circonda quotidianamente. Se lo hai fatto, forse sei riuscito a vedere il tuo smartphone o il tuo tablet con occhi diversi. Non più come una protesi innestata sul tuo corpo come un aggiornamento divino 2.0, ma semplicemente per quello che è: un oggetto.

La digital detox serve proprio a questo: farci diventare più consapevoli degli strumenti che abbiamo e farci rendere conto di quanto tempo prezioso possano mangiarci.

Ma è possibile sparire per qualche ora senza essere travolti dalle conseguenze?

Io ho avvisato i miei cari e i miei assistenti che mi sarei allontanato per settantadue ore e sapevo che  durante questo tempo non avrei avuto cognizione di tutte le mail, dei messaggi, delle notifiche che nel frattempo sarebbero arrivate. Ho chiuso il rubinetto dei dati e quando l’ho riaperto sono stato travolto dalla pressione: 12 chat su whatsapp, 4 mail personali, 125 mail di lavoro inviate a  mentalcoach.it, 463 notifiche e 361 newsletter!

Come evitare una doccia del genere e limitare l’impatto del rientro?

In queste ore che ho dedicato solo a me stesso, non ho fatto altro che leggere e scrivere – rigorosamente in modo analogico – e sono stato guidato da ritmi ben scanditi che iniziavano con la sveglia delle 5.30 e si spegnevano poco dopo le 21. Anche io che so come gestire il tempo con l’Intelligenza Emotiva, che so indicare a te la via per meglio organizzare il tuo Tempo ed evolverti, ho dovuto confrontarmi con queste richieste accantonate che esigevano di essere considerate e soddisfatte come tante bocche da sfamare a cui avevo fatto saltare i pasti per settantadue ore.

In che modo possiamo ritagliarci del tempo ben protetto senza dover poi recuperare in fretta e furia? Io sto avendo alcune idee, ma prima di condividerle con te sono curioso di conoscere la tua opinione.

Pensaci. E se hai voglia di parlarne, scrivimi.
Andrea

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