In molti sono alla ricerca della soluzione. Il rompicapo a cui stanno cercando di dare risposta non è dei più semplici, soprattutto perché non riguarda un teorema o una congettura matematica in cui le informazioni e le variabili possono essere analizzate freddamente con il raziocinio. Il rompicapo che vogliono risolvere riguarda la vita, su come viverla in modo vero, pieno e consapevole.  

Una vita desiderata, voluta. Un edificio costruito sul terreno che noi abbiamo scelto, partendo da un nostro progetto, con materiali selezionati da noi ed infine arredata con il nostro gusto. Un edificio in cui è confortevole vivere, in cui ci sentiamo a nostro agio.

Una vita vissuta rispettandola nella sua globalità e nei suoi quattro grandi elementi:

Aria. Rispetto per il cielo, per gli elementi che nell’aria si rincorrono e si abbracciano, si uniscono o si allontanano e che con la loro danza ci hanno permesso di nascere e prosperare su questo pianeta.

Acqua. Rispetto per le acque dei mari, dei fiumi, dei laghi. Rispetto per un elemento che per il 70% costituisce il nostro corpo. 

Terra. Rispetto per la terra che ci accoglie come una madre paziente e generosa, che ci sostenta amorevolmente nonostante tutto.

Fuoco. Rispetto per i sentimenti, per la passione che ci anima e che ci muove spingendoci verso nuove mete, verso la ricerca della realizzazione e della soddisfazione.

Le grandi menti sono alla ricerca affannosa di questo tesoro nascosto, ma non hanno una mappa da seguire, non conoscono la posizione della X, del luogo in cui finalmente lasciar cadere le borse da viaggio, tirare fuori le vanghe ed iniziare a scavare con energie che sembravano ormai sparite.

Il mental coach si pone questa domanda: stiamo davvero utilizzando il cervello per arrivare alla X?

E quali metodologie stiamo mettendo in atto? Nelle aziende vengono attuate svariate pratiche che riguardano l’utilizzo migliore dei cervelli. Il pensiero laterale di Edward De Bono, ad esempio, che prevede un approccio diverso rispetto alla classica modalità in cui il problema viene affrontato in modo diretto. Un approccio intuitivo, creativo. 

Il brainstorming, in cui il confronto tra i vari cervelli avviene in uno scambio continuo di informazioni, proposte, idee. Idee che volano nella stanza, lanciate e rilanciate, afferrate e rimodellate, smontate e assemblate nuovamente finché non avranno raggiunto la forma che soddisfi le specifiche richieste. Un flipper cerebrale in cui la biglia rimbalza da una parte all’altra facendo crescere il punteggio ad ogni colpo, fino al jackpot finale.

Un’alleanza di cervelli, come diceva Napoleon Hill e come tanti hanno intuito e teorizzato prima e dopo di lui. Tanti autori, tanti pensatori hanno imbracciato le penne come una spada, alternandosi o andando avanti insieme, fendendo colpi e aprendoci così un sentiero tra gli ostacoli verdi della foresta del non sapere, un sentiero al termine del quale viene raggiunta la consapevolezza che insieme possiamo trovare soluzioni.

Einstein affermava che che i problemi non possono essere risolti allo stesso livello di pensiero che li ha generati. Il suo invito è quello di evolverci, innalzarci e guardare il problema creativamente. Di guardarlo, cioè, da una prospettiva diversa e, sicuramente, da quella prospettiva nuova trarre ulteriori informazioni che ci permetteranno di risolvere il quesito.  

Usare la creatività. È proprio grazie alla creatività, alla rottura degli schemi che è possibile il progresso. Invenzioni, scoperte, sono tutti doni che abbiamo potuto raccogliere perché periodicamente qualcuno di noi decide di osare, di scuotere l’albero della Conoscenza nonostante il cartello “non toccare” sia sempre lì a cercare di dissuaderci.

E noi? Quanta creatività stiamo utilizzando in questo momento? Mi piacerebbe che da queste osservazioni nascesse un dibattito, uno scambio tra cervelli che cercano una soluzione. 

Una prima soluzione che cerco nasce dalla considerazione che, secondo me, non potrà passare tutto da una forma digitale di interscambio. Accade a me, ma sono certo che lo stesso avviene in te, di avvertire le lamentele del corpo: gli occhi che protestano e rifiutano di restare aperti dopo essere stati inondati per ore da stimoli luminosi; le gambe, che fanno sentire la loro voce formicolando dopo essere state ferme un pomeriggio intero, trattenute insieme al resto del corpo su una sedia davanti ad uno schermo.

Ed è per questo che, prima di scrivere l’articolo che stai leggendo, ho cristallizzato questi concetti

in movimento, fissandoli con la mia voce in un registratore. Lontano dal computer, lontano da una sedia e da una scrivania. L’ho fatto con gli occhi liberi, felici di spaziare tra le foglie colorate di questo autunno ancora poco convinto, con i miei passi a coprire questo piccolo fazzoletto di terra che fa parte di quella piccola parte di mondo che gestisco, su cui ho influenza*. 

Non ci sono notifiche rumorose a distrarmi*, non ci sono pop-up che improvvisamente si aprono e  aggrediscono nel tentativo di vendere qualcosa che non ci serve e di cui poi, a video terminato, sentiamo assolutamente il bisogno. Solo i miei pensieri, la natura e la voce di mia moglie che mi ricorda che il pranzo è pronto…

È in questa bolla che sto cercando una soluzione diversa, per me e per tutti noi, una soluzione che spenga i computer e riaccenda le anime. Proviamo a staccare la corrente per un po’ e forse funzioneremo meglio.

Possiamo e dobbiamo sempre contare sulla creatività, ed è a lei che mi affido per lanciarti questa idea. In questo periodo siamo limitati negli spostamenti, ma possiamo far viaggiare i nostri pensieri dandogli concretezza, rendendoli solidi e tangibili. 

Ognuno, secondo le proprie possibilità dettate da questo momento, può decidere di fare un regalo, di donare un piccolo pensiero. Conosciamo tante persone, ma di queste persone conosciamo forse solo la mail, il cellulare… probabilmente non sappiamo in che via abitino. Ecco, questo è il momento di chiederglielo, di congelare momentaneamente gli ultimi 150 anni di progresso e affidarci alla corrispondenza postale, alle spedizioni. 

Facciamolo in modo ancora più incisivo e, se ne abbiamo la possibilità, non limitiamoci a comprare un oggetto: facciamolo noi stessi! Prepariamo una conserva di frutta, una sciarpa ai ferri, un disegno… qualunque cosa realizzata da noi e che una volta ricevuta riesca a trasmettere il nostro tocco, la nostra vicinanza. Immaginiamo le nostre impronte digitali impresse su quell’oggetto e il loro contatto con quelle di chi quell’oggetto lo riceve. E accompagniamo il nostro dono con un bigliettino scritto a mano: lasciamo che sulla carta si imprima il nostro odore, il calore delle nostre mani, l’inchiostro di una vecchia biro confidi al nostro interlocutore la nostra grafia, un segno unico, personale, che nessuna tastiera è in grado di replicare.

Uno scambio che può conservare l’empatia e la vicinanza tra le persone, una soluzione tra le tante che possiamo provare a trovare per vivere questo momento con gli occhi del futuro grazie all’oggi vissuto con pienezza.

Per Essere Vicini, riflettere ed imparare come vivere appieno il nostro tempo con gioia e felicità,  prenotati all’ultimo webinar del 2020 ” Vivi il Tuo Tempo“, i posti sono limitati per garantire un alto coinvolgimento  e qualcosa i importante da portarsi a casa. Con la partecipazione straordinaria di Babbo Mentale:-)

Prendi Adesso il Tuo Biglietto Gratuito QUI 

 

*Rileggi l’articolo sulle Sfere di Coinvolgimento e sulle Sfere di Influenza cliccando qui.

*Rileggi l’articolo sul Sapersi Prendere del Tempo per Sé  cliccando qui

Comments (3)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *