La danza nel tuo cervello

Il brusio del teatro è quello eccitato dei minuti immediatamente precedenti allo spettacolo.

Gli ultimi ritardatari prendono posto mentre le luci si spengono e il buio annuncia l’inizio della serata.

Qualche colpo di tosse increspa momentaneamente il silenzio e il sipario si alza, lento e ovattato come una morbida saracinesca di velluto che dischiude un mondo meraviglioso.

Ho immaginato questa apertura per descrivere uno spettacolo affascinante che si svolge su un palcoscenico di un teatro molto speciale.

Ad essere rappresentata è una pièce davvero particolare, messa in scena da una compagnia di cui anche tu fai parte…

Sulle assi polverose e scricchiolanti, vissute e calpestate ma ancora solide viene recitata la nostra presenza, il nostro essere umani nella forma globale che la Natura ci ha donato, fatta di corpo, mente, spirito.

A muoversi è una compagnia di attori ballerini che volteggiano rapidi e armoniosi da destra a sinistra per tutta la lunghezza del palcoscenico, ma anche verso l’alto spiccando dei salti che li porta quasi fino al soffitto.

Sì, perché questo è un teatro speciale che si può vivere e percorrere in lunghezza sull’asse orizzontale ma anche in altezza su una multi zona superiore composta da più piani.

Questo spazio superiore, che è ben visibile e che si trova appena sotto al soffitto, è quello della corteccia cerebrale; più in basso, il piano inferiore è quello limbico, sotto al quale si trova il piano rettilare.

L’asse orizzontale, invece, è suddivisa tra emisfero sinistro ed emisfero destro.

Se guardiamo bene c’è anche una botola, nascosta agli occhi del pubblico ma che conduce in una zona profonda che racchiude le nostre emozioni, i nostri bisogni soddisfatti e insoddisfatti.

A giudicare dall’entrata può sembrare uno spazio piccolo, ma la sua profondità è enorme, come la parte sommersa dell’iceberg che, anche se invisibile, è tante volte più abbondante di quella emersa.

Questo palcoscenico, che rappresenta il nostro cervello e tutto ciò che in esso e da esso viene sprigionato in tutte le forme e manifestazioni possibili, è una metafora da cui parte un mio invito. L’invito a danzare sui suoi vari piani, volando sereno e libero da un’altezza all’altra volteggiando insieme agli impulsi elettrici del piano più alto fatto di intelletto, razionalità, creatività, di causa e effetto, di Arte, Scienza, connessioni e tutto ciò che avviene nella nostra corteccia cerebrale.

Non limitarti però al solo piano “alto”, quello intellettuale, e non aver paura di scendere tra i segnali chimici dei piani inferiori, muovendoti tra le emozioni e gli impulsi nervosi che irradiano tutto il corpo.

Sei una persona fatta di materia, cuore e spiritualità. Danza dentro di te, fai in modo che questa energia circoli in tutto il tuo corpo e fallo fin dalla mattina, condendo la tua quotidianità di questi nuovi passi: accendi la routine di una luce nuova.

Assicurati di usare la tua corporalità, le tue emozioni; non pensare che sia proficuo e salutare sostare otto o più ore di fila davanti ad un computer, immobile. Questa tendenza è una conseguenza di un certo tipo di pensiero che arriva da lontano quando, da un certo momento storico in poi, indicativamente da Cartesio in avanti, siamo stati trattati come teste da indottrinare sui banchi. Siamo diventati statici, il nostro apprendimento è stato limitato alla testa e siamo stati abituati e forzati a stare ore e ore sui libri; immobili come se quella che dovesse funzionare fosse solo la testa e che tutta la sua interezza risiedesse esclusivamente all’interno del cranio.

In realtà le ricerche cominciano a rivelare una novità sorprendente, cioè che tutto il nostro corpo, non solo la testa, è partecipe del nostro apprendimento, di come viviamo, di come ricordiamo.

Perciò alzati dalla tua postazione ogni mezzora e per cinque minuti, se ti è possibile, fai piccoli esercizi di movimento, parla con le persone, mettiti in moto e fallo nella maniera più elegante possibile in modo che tutto sia parte di una coreografia meravigliosa.

Ti voglio lasciare con un consiglio letterario; il libro di Michael J. Gelb Pensare come Leonardo-I sette princìpi del genio, dove Arte e Scienza vengono fuse diventando tutt’uno.

Il cervello di Leonardo non è alieno, è morfologicamente simile al nostro: è semplicemente stato stimolato e fatto crescere in un ambiente favorevole. Io sono certamente convinto dell’impatto del DNA per ciò che riguarda l’apprendimento e le sue tante espressioni e conseguenze concrete, ma credo soprattutto nella forza dell’ambiente e per questo motivo i princìpi del genio possono essere coltivati anche da noi comuni mortali.

Diamoci da fare, allora! Che la danza inizi…


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