Se mi segui da un po’, ma anche se sei un nuovo lettore potrai verificarlo facilmente, avrai notato come su questo blog diversi titoli abbiano in comune il presentarsi a te come una domanda diretta:

“E tu, parli con il cuore?”

“E tu, lo sai qual è il tuo perché?”

“E tu, lo usi il filo intermentale?”

Per questo articolo non mi sento di proporre la stessa forma dubitativa perché sono certo che la tua mente, come quella di chiunque altro, sia sovraffollata.

L’idea di questo articolo è nata camminando nella natura della Toscana, zigzagando in un sentiero condito di castagne cadute sul terreno, tra il fruscio gentile del vento e qualche cane solitario che abbaiava in lontananza. Solo poche automobili a sporcare questo quadro incontaminato, dipinto inizialmente con i colori scuri di un temporale mattutino e poi sorprendentemente ultimato con le tinte vivide e calde di un inaspettato sole che ha baciato il terreno ancora profumato di pioggia.

Ti sto descrivendo così minuziosamente questo piccolo bozzetto bucolico, oltre che per condividere con te una visione che mi ha fatto stare bene, soprattutto per un pensiero: una semplice passeggiata in campagna, lontani dalla “civiltà”, è in grado di aprire e sfogliare un catalogo enorme di stimoli naturali in grado letteralmente di rapirti.

Probabilmente perché avviene una sorta di fusione con la Natura, un abbraccio verde che ti fa sentire davvero parte di qualcosa di grande, di unico, di elevato. Mi viene spontaneo fare un confronto con l’articolo precedente a questo (“E la tua mente è distratta?”) perché il problema per cui la nostra mente è distratta è causato da un’eccessiva stimolazione da parte dell’esterno. Un bombardamento di contenuti e notifiche che premono gli uni sulle altre senza darci il tempo di processarlo con calma, intasando la nostra mente come un cassetto pieno di pubblicità inutile che non riusciamo più a chiudere per quanto è pieno!

Ma cos’è che provoca questo traffico incondizionato, quasi sempre a senso unico, verso la nostra testa?

Dalle mie ricerche è emerso un dato inequivocabile: siamo tremendamente impauriti dalla noia.

Siamo preda di un’alternanza ininterrotta di pensieri riguardanti cose che potremmo fare, quando  potremmo prenderci del tempo per noi e semplicemente stare.

Stare ad ascoltarci. Stare con noi stessi.

Se non avessimo a nostra disposizione lo scrigno prezioso dell’Intelligenza Emotiva a cui attingere non disporremmo della strategia, del metodo, del modello per sostare (so-stare, saper stare) e ascoltarci.

L’Intelligenza Emotiva dovrebbero forse praticarla tutti? Sarebbe auspicabile, ma se in Italia la praticassero solo dieci milioni di persone, credo che i giovamenti per il Paese sarebbero comunque enormi.

E se nel mondo la praticasse solo un miliardo di persone, i risultati credo che sarebbero ben visibili ovunque, a qualunque latitudine del pianeta che verrebbe illuminato in ogni angolo come una stanza buia irrigata da una luce abbagliante.

Fin da piccoli ci hanno insegnato a fare tanti pensierini ma pochi emozioncini, come li chiamo io, con il risultato di farci credere, già in tenera età, che tutto sia urgente, importante, improcrastinabile! Un “peso” che negli anni cresce sempre di più, come quel cassetto ogni giorno più gonfio di cartacce che non c’è speranza di chiudere in alcun modo.

Una situazione che inevitabilmente conduce all’ansia con ripercussioni negative sulla nostra salute, sia fisica che mentale.

Quando non lo capiamo da soli è proprio il nostro corpo, infatti, a dirci con i suoi malesseri che qualcosa non sta andando nel verso giusto, che lo stiamo trattando male e che dobbiamo rivedere alcune situazioni.

Oppure servono situazioni estreme di ansia collettiva, di paura condivisa come la pandemia che ci ha sbattuto con le spalle al muro, ci ha guardato in cagnesco costringendoci a pensare, a farci domande che, forse, il sovraffollamento mentale aveva spinto in fondo al cassetto, ricoprendole di cartacce:

 

“Cosa sto provando?

Qual è il senso della mia esistenza?

Cosa posso fare di concreto per avviarmi verso il senso della mia vita?”

 

Quello che ti sto suggerendo con questo titolo è che la tua mente è TROPPO affollata, che dobbiamo imparare a regalarci continui e costanti momenti di slow down, di rilassamento; e non possono essere quei dieci/trenta giorni di vacanza una volta l’anno: deve diventare parte della nostra routine quotidiana e settimanale.

In che modo? Trova tu il sistema per svuotare il cassetto da ciò che è inutile: può essere una camminata come la mia, quella che ha ispirato questo pezzo; può essere suonare uno strumento, rotolarti su un prato insieme ai tuoi animali domestici, fare una partita a dama, a scacchi, a carte… quello che vuoi!

No, non è tempo buttato via: è il miglior tempo che tu possa spendere perché è fondamentale per recuperare qualcosa che l’umanità sta perdendo, ovvero la capacità di rimanere concentrati su un compito.

E allora, insieme, passiamo da questo stato di ipervigilanza e iposoddisfazione ad uno di ipersoddisfazione e ipovigilanza, prendendo in prestito le parole di Filippo Ongaro.

Ma ci pensi? Che soddisfazione enorme sarebbe poter arrivare a dire: “Sono troppo soddisfatto!”

Ne sono sicuro: puoi farcela!

E allora anche io potrei esclamare “Sono troppo soddisfatto!”, perché avrei scritto un articolo che ti ha portato da una mente troppo affollata ad una mente troppo soddisfatta.

Proviamoci. Facciamolo insieme nel processo continuo e costante di miglioramento per instillare Abitudini Davvero Migliori Abitudini Digitali Migliori

 


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