Viviamo tempi in cui tutto si sviluppa ed evolve rapidamente, e la velocità in cui tutto ciò avviene richiede una grande attenzione alla performance e ai risultati. In questo turbinio di novità dobbiamo ricordarci il dato che ci viene fornito dalla statistica: il 70% dei cambiamenti aziendali fallisce.

In questo settore posso utilizzare un metro in grado di fornirmi un dato scientifico, un numero esatto. Ma possiamo farlo anche quando si parla della tua vita personale.

 

Cos’è il cambiamento a cui faccio riferimento?

 

Il verbo cambiare ha un’etimologia gallica ma, andando a scavare, è possibile trovare una correlazione con il greco antico σκαμβός che possiamo tradurre con “piegato”, “curvo”. Ed è una possibilità affascinante perché, a volte, è proprio grazie all’atto del piegarsi, inteso come curvarsi e smuoversi, che possiamo raggiungere i nostri obiettivi. Davanti a noi si presenta uno spazio angusto, una porta bassa e stretta che ci è impossibile da attraversare restando dritti. Quante volte dobbiamo sbattere la testa prima di capire che è necessario un cambiamento per riuscire a passare?

Dobbiamo capire che è necessario un cambiamento e poi decidere di metterlo in atto. Su questo punto ci tornerò più avanti.

Ecco quindi lo σκαμβός, il curvarsi, il cambiamento mentale prima e di postura poi, che ci fa attraversare la porta e ci permette di entrare in una nuova area.

Cambiamento, in questo caso, va letto quindi come “miglioramento”.

Quando un’azienda propone un cambiamento, sta cercando di ottenere un miglioramento in termini di performance e di risultati. Lo stesso vale per te. Quando ti proponi di cambiare, stai cercando di migliorare. Ma un 70% fallisce.

Le ragioni principali dell’insuccesso sono da ricercare nella modalità in cui i processi legati alle persone vengono gestiti, o meglio, non gestiti.

Per essere più esatti, i cambiamenti non arrivano per una percentuale (circa il 25%) dovuta alla resistenza al cambiamento.

A questa percentuale ne va sommata un’altra, più o meno della stessa portata, in cui il cambiamento è ostacolato dal mancato esempio da parte del leader. Un leader che invita a cambiare, che sprona a migliorare e che lo fa senza dare l’esempio. Come quei generali che in battaglia incitano i soldati dalle retrovie, al caldo e senza correre alcun rischio. Ma se il generale è il primo a correre sul campo di battaglia – lanciandosi verso il nemico, non dandosela a gambe nel senso opposto – i soldati saranno un’onda impetuosa dietro di lui.

Cambiamento. Pensando al plurale di questa parola, CAMBIA MENTI, mi è venuta l’idea di questo post ispirato anche da una bellissima canzone di Vasco Rossi (ascoltala qui).

Una strofa in particolare mi fa vibrare ogni volta che la sento e che ho fatto sentire in aula più volte:

 

“cambiare il mondo è quasi impossibile si può cambiare soltanto se stessi sembra poco ma se ci riuscissi  faresti la rivoluzione”

 

Che mi ricorda un po’ anche il discorso di Rocky alla fine del match contro Ivan Drago. E la parola rivoluzione calza a pennello, visto il contesto dell’incontro.

Ma di quale rivoluzione stiamo parlando? La vera rivoluzione è agire. È un tema a cui tengo molto e di cui ho parlato in questo articolo (link articolo sfera di coinvolgimento) che mi fa piacere ricordarti.

Agire su noi stessi. Va di moda proporsi e mostrarsi come perfetti, sempre nel giusto, inappuntabili. Ma tutti, di fronte ad uno specchio reale o virtuale, sanno che è possibile migliorare e migliorarsi.

 

“Siamo qui per migliorare”. Mi torna in mente questa frase con cui si apriva una slide che avevo preparato per un team building piuttosto innovativo che tenni nel 2014 per Jaguar Land Rover.

Siamo qui per migliorare. Ma per migliorare cosa dobbiamo fare? Come si arriva al cambiamento?

Ci si arriva solo se si decide di cambiare, solo se ci accetta di cambiare. Ricordi l’esempio della porta stretta e bassa di inizio articolo? Bisogna apprendere e dopo aver appreso decidere di cambiare.

Se continuo a fare le stesse cose, otterrò gli stessi risultati e le cose non cambieranno.

 

“La follia sta nel fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi.”

 

Questa citazione erroneamente attribuita prima ad Einstein, poi a Mark Twain ed altre volte a Benjamin Franklin non usa giri di parole per esprimere un concetto forte. E, alla fine, non ci importa davvero chi l’abbia coniato, ma sono parole che centrano il bersaglio.

Sempre in termini di follia voglio citarti un altro aforisma, stavolta di paternità certa. George Bernard Shaw diceva che:

 

“L’uomo ragionevole adatta se stesso al mondo, quello irragionevole insiste nel cercare di adattare il mondo a se stesso. Così il progresso dipende dagli uomini irragionevoli”.

 

Un inno allo σκαμβός, alla creatività e alla “pazzia” di chi osa e rompe le catene degli schemi.

Bisogna riprogrammarsi, conservare i dati indispensabili e sostituire quelli obsoleti con un upgrade che ridefinisca il nostro setting mentale e ci permetta di cambiare la nostra esistenza e il mondo circostante, quello della nostra sfera di influenza.

La triade Migliorare-Apprendere-Cambiare diventa inarrestabile se viene oliata dal divertimento, un potente acceleratore dei processi di apprendimento, come ho ho avuto modo di appurare personalmente negli ultimi 30 anni di esperienza professionale.

Sono convinto che possiamo arrivare a un modo migliore per stimolare le persone a diventare migliori, ad avere delle performance migliori, ad apprendere meglio e a farlo nel migliore dei modi grazie al divertimento.

Nei precedenti EQ Café gratuiti che ho tenuto come network leader in Italia del network di Six Seconds, abbiamo visto il senso di scopo della vision. Dall’8 giugno, con un nuovo EQ Café proviamo a fare un passo in avanti. Il titolo dell’articolo è “Pronti a cambiare?” Ora facciamo uno sforzo e diventiamo agenti del cambiamento.

Cambiamento. Questa parola è diventata più accettabile a causa di eventi esterni che hanno costretto le persone a subirlo. In questo caso, lo σκαμβός ha l’accezione del piegarsi ad una imposizione esterna.

Ma se il cambiamento fosse spontaneo? Se non ci fosse alcun evento esterno a spingerci al cambiamento? Quanto sarebbe meraviglioso trovare un modo emozionalmente intelligente per cambiare noi, per cambiare le cose in meglio!

Certo, il cambiamento deve sempre tener conto della realtà che ci circonda, ma quanto sarebbe bello sentirsi protagonisti di questo cambiamento e non subirlo?

Guardo l’invito all’ EQ Cafè dell’8 giugno e leggo frasi come:

“In questa nuova fase rimarremo in uno stato di lotta o possiamo iniziare a farci strada attraverso il cambiamento?”

Ti invito a riflettere su questa frase e a confrontarti con me lasciando un commento a questo articolo. Questo spunto di riflessione, che è anche un invito all’evento gratuito dell’8 giugno ore 18.30, spero ti sproni e ti avvii ad una metamorfosi: da essere fatto per cambiare a essere un agente del cambiamento.
Clicca qui per prenotare il Tuo posto al Webinar “Pronti per il Cambiamento?”.

Ti aspetto,
Andrea

 

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